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di Ettore Caliri
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Per un'isola come la Sicilia assolutamente
periferica rispetto all'Europa e per casi dire confinante con
l’Africa, il sistema di trasporti, oltre a garantire una mobilita
strettamente localistica in ambito regionale, dovrebbe essere rivolto
fondamentalmente verso collegamenti a lunga e lunghissima
percorrenza…: parlare quindi di ferrovie in Sicilia, significa
inevitabilmente confrontarsi con “collo di bottiglia” dello
stretto dì Messina; addirittura una più approfondita ricerca su
pubblicazioni ormai datate, ci porterebbe a osservare come nel corso
degli anni il problema avesse assunto una valenza ancora maggiore. (*) Dalle pubblicazioni FS, si osservano valori
di traffico - in tempi ormai lontani - che lasciano perplessi: gli
istogrammi presenti nelle pubblicazioni ufficiali FS e come tali non
sospetti, riportando le variazioni avvenute nel corso degli anni del
numero di passeggeri, del numero di autoveicoli e del numero di mezzi
ferroviari traghettati, fotografano impietosamente - con i loro
picchi - la inarrestabile perdita di traffico. Ma mentre per i viaggiatori e i mezzi
gommati si deve tenere presenta che sulla stessa rotta Messina-Villa
San Giovanni vi è stato un continuo “travaso” di traffico
dai traghetti FS a quelli dell'armamento privata più agile, versatile
e spesso anche economicamente concorrenziale e si sono altresì create
in questi anni nuove correnti di traffico con la attivazione di linee
di traghetti dalla Sicilia al nord Italia; viceversa per i veicoli
ferroviari traghettati non esiste altra alternativa. I 732.973 “veicoli equiparati”
(**) traghettati nei due sensi nel 1968 furono un record ottenuto
quando addirittura sulla linea Tirenica inferiore, in Calabria,
esistevano tratte ancora a semplice binario e non era stata completata
la variante Eccellente-Rosarno (attivata nel 1971) che avrebbe
eliminato l’ansa di Troppa; con un flotta di navi traghetto
antiquata di cui tre sole (Cariddi, Reggio e San Francesco di Paola) a
quattro binari; con la rete ferroviaria siciliana in cui solo le linee
Palermo-Messina e Siracusa-Messina erano elettrificate anche se quasi
interamente a semplice binario e percorse dai convogli trainati dalle
locomotive E 626 per i treni merci e E 636 per
i treni viaggiatori; in tutto il resto dell’isola era ancora
diffusa la trazione a vapore per i treni merci e iniziavano a
circolare le prime locomotive diesel elettriche
D 343
e D 443, che percorrevano peraltro linee che presentano acclività
tra le maggiori di tutta la rete nazionale.
Ma l’esercizio era visto in un’ottica
volta a valorizzare e incrementare il trasporto su ferrovia - anche se
originato da una stazione situata all’estrema periferia meridionale
dell’Europa con treni che nella parte iniziale del viaggio , verso
Palermo o Siracusa o Catania , venivano rimorchiati da macchine a
vapore spesso in doppia o addirittura in tripla trazione, con
velocità commerciali modestissime – movimentava
carri che avrebbero percorso tutta la rete FS fino al confine e
proseguito per il nord Europa utilizzando per oltre duemila chilometri
la ferrovia, producendo traffico e giustificando spesso l’esistenza
dì linee secondarie che successivamente, dopo l'eliminazione del
traffico merci, con leggerezza venivano definite tout court “rami
secchi”. Ed in epoca non sospetta in cui non si
parlava ancora di ecologia e di buco nell’ozono, si trasportavano le
merci con il più logico, economico, sicuro e meno inquinante vettore:
il treno; ma come insegna la storia ogni situazione di
perdurante monopolio, alla lunga, ottunde le menti più eccelse e -
detto tra di- noi - non è che in quel periodo, in giro per i
ministeri, di menti eccelse ce ne fossero poi tante....
Come per le Banche oggi spiazzate in molti
campi dalle finanziarie , come le società di servizi o le aziende di
trasporto marittimo ed aereo sono state costrette a correre ai ripari
per l'avvento di agguerrite ed a volte spregiudicate nuove imprese
concorrenti nazionali ed estere animate da spirito di iniziativa,
efficienza, fantasia e bassi costi di gestione, così il trasporto
ferroviario italiano legato a vecchi stereotipi intoccabili come il
presenziamento di migliaia di posti fissi, la presenza del doppio
agente in macchina, la rigidità dei servizi, le incredibili
condizioni “regolamenti & tariffe” FS che facevano
gravare sul committente ogni danno e/o disservizio scaricandosi esse
stesse da qualsiasi responsabilità, ha stravolto il trasporto merci
in Italia. La vecchia massima del marketing: “quello
che oggi sembra ben fatto, fra due anni deve essere rivisto, se fra dieci anni mostra di funzionare ancora, vuol dire che
qualche cosa non va…..” applicata
dall'industria privata che da sempre sente sul collo il fiato della
libera concorrenza, doveva a maggior ragione suscitare stimoli e
spingere fuori dalle loro stanze e lontani dalle loro poltrone
centinaia di funzionari delle FS che fino ad allora si erano limitati
ad attendere i clienti nei loro uffici, ricevendoli negli orari
previsti dal vigente regolamento.... Peraltro,
per certe tipologie
di merci (prodotti agricoli e/o alimentari, ad esempio)
pretendere che il committente dovesse stare quasi ad elemosinare i
carri per il trasporto,
vedere allungare
i tempi di consegna ottenendo alla fine una percentuale di
merce avariata per la durata del viaggio elevata, non è certo n modo
per incentivare e invogliare il grossista ad utilizzare il mezzo
ferroviario. Dalle
lettura di vecchie pubblicazioni FS che riportavano – stazione per
stazione e suddivise per categorie merceologiche – il numero di
carri e la quantità di merci in arrivo ed in partenza, c’è da
rimanere sconcertati. E
fin quando si osservassero modifiche del volume di traffico legate
alla cessata produzione di uno stabilimento industriale chiuso per
fallimento con successiva disabilitazione della stazione che inoltrava
i prodotti, un filo logico si potrebbe trovare, ma quando il prodotto
e per le stesse destinazioni e la stazione relativa è stata
disabilitata, chiusa abbandonata ci si chiede se la responsabilità di
tale sfascio
sia tutta da attribuire ai committenti che magari abbagliati
dal miraggio di un risparmio minimo hanno abbandonato il trasporto su
ferro o piuttosto si tratti di insipienza
e incapacità di garantire e mantenere quote di traffico già
acquisite. Riportiamo
a mo’ di necrologio solo un dato relativo a tre stazioni
consecutive poste sulla linea fondamentale quale la
Palermo-Messina che registravano questi rispettabili volumi di
traffico in partenza esclusivamente per il trasporto di agrumi diretti
al nord Italia e all'estero e quindi maggiormente significativi
trattandosi di un traffico concentrato al periodo della campagna
agrumaria ancora nell'anno 1979:
E sfogliando le statistiche del tempo si
potrebbero citare altri dati emblematici relativi a tante altre
stazioni siciliane...
Oggi
il passeggero che a bordo di un treno percorre le linee siciliana nel
periodo dalla campagna agrumaria ma ahinoi anche negli altri
periodi......., vedrebbe desolatamente vuoti i piazzali di queste
stazioni e non perché gli agrumeti siano stati spiantati ma perché
tutto il traffico si svolge su autotrasporto. La maggiore versatilità della consegna “porta
a porta” ottenuta dal mezzo stradale non è certo sufficiente a
giustificare l'impatto ambientale, il danno e i disagi creati da
migliaia di autocarri in giro per l’Europa. Eppure, oltre a colte disquisizioni ed ispirate conferenze di uomini politici, di pratico non si vede
niente…, eppure - a parole - tutti quanti sembrerebbero d'accordo
sull'esigenza di incrementare il trasporto merci per ferrovia. ************************************** (*)
Ci riferiamo in particolare alla
visione di più ampio respiro del traghettamento di veicoli ferroviari
che in molte occasioni ha fatto balenare illusioni e speranze poi
abortite: vogliamo ricordare in proposito due studi, svolti in epoche
diverse, rivolti ad una sorta di “internalizzazione” dei servizi
effettuabili da navi traghetto nel Mediterraneo: Il
primo è un progetto redatto nel 1927 dall’ing. Buonuomo che
prevedeva un collegamento attraverso il Canale d’Otranto tra la rete
pugliese e la ferrovia Valona-Monastir, studio che suscitò grandi
consensi da parte dei maggiori esperti del settore, tra cui il famoso
in. A. Calabretta al quale si deve il progetto della prima nave
traghetto italiana nel 1881; questo collegamento sarebbe stato
realizzato solo negli anni sessanta e limitato al solo traghettamento
di mezzi gommati; L’altro, molto più recente,
presentato nel 1966 al XIV Convegno Internazionale delle Comunicazioni
di Genova dall’ing. G. Scarsini che sviluppava l’ipotesi di un
collegamento con navi traghetto tra la rete FS siciliana e la Tunisia.
(**) per
vecchia e inveterata consuetudine le FS nel computo dei rotabili
traghettati hanno sempre equiparato (per tener conto della diversità
di lunghezza) le locomotive e le automotrici a due carri; mentre le
carrozze passeggeri, i bagagliai, i postali e le elettromotrici a 2,5
carri.Bisogna
tuttavia tenere presente che l’evoluzione del parco veicoli FS ha
prodotto un notevolissimo incremento della “cubatura”, cioè del
volume utile di carico del singolo carro passando dai 40-45 metri cubi
dei vecchi carri standard a due assi a passo corto a circa il doppio
per i carri moderni a due assi ed arrivando ad oltre 130 metri cubi
per i carri chiusi a carrelli. |
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