Piccole Gemme

Di grande interesse

S. Francesca Romana

S. Francesca RomanaChiesa del IX secolo, assai richiesta per i matrimoni. A volte, durante le festività religiose, ospita concerti di musica sacra.
S. Francesca è la patrona degli automobilisti. Il 9 marzo, quando il corpo mummificato della Santa viene esposto, la chiesa si riempie di tassisti.

Campanile. E’ sempre facile riconoscere un campanile romanico (X-XIII sec.) dai suoi tre piani (o anche di più - come in questo caso - ma sempre in numero dispari), ciascuno dei quali contrassegnato da colonnine e dischi o bacini di marmo (in questo caso, piatti). Quello di S. Francesca Romana è una vera bellezza.

La facciata, attualmente in stile barocco, venne rimaneggiata – secondo le intenzioni "migliorata" - da Carlo Lombardi, in piena frenesia controriformistica.

Interno. Vi è un soffitto a cassettoni del ‘600. Sulla parete sud, dietro una grata, vengono conservate due lastre di pietra dalla Via Sacra, che recherebbero le impronte delle ginocchia di S. Pietro, immerso in preghiera mentre Simon Mago pratica la magia volandogli intorno. Nel 1950, in occasione del restauro di una pala d’altare ottocentesca, ne venne scoperta una sottostante del XII sec., quella che attualmente si ammira. Sotto quest’ultima fu poi trovato il più antico dipinto cristiano esistente (V sec.): si riuscì a staccarlo da quello del XII sec. ed è adesso in mostra nella sacrestia.

Abside. Mosaico bizantino del 1161 dai vivaci colori, che raffigura la Madonna e i Santi.

S. Francesca Romana

Storia

757-67 d.C. Papa Paolo I costruisce quest’oratorio - edificio che serve per predicare ma non per officiare la messa - dedicato ai Santi Pietro e Paolo, nascosto nel fianco occidentale del Tempio di Venere e Roma edificato dall’Imperatore Adriano.

IX sec. Crolla la chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro, che viene spostata in questo luogo e ridenominata Santa Maria Nova.

1608. . La chiesa cambia nuovamente nome, stavolta in onore di Francesca, canonizzata lo stesso anno. Era vissuta dal 1384 al 1440 a Trastevere. La sua vita è ben documentata: fu così pia e prodiga di cure per gli ammalati e i bisognosi, che trasformò la sua grande casa in un ospedale. Nel 1421 fondò l’ordine religioso delle Oblate.


Ingresso da Via dei Fori Imperiali (Mappa J 7)


S. Sebastiano in Pallaro

Detta anche "Al Palatino" o "Alla Polveriera"(XI sec.). Per la visita c’è da camminare un bel po’ lungo una strada senza uscita che si arrampica verso il Palatino, ma gli appassionati di storia apprezzeranno queste due chiesette poco note.

Suonate il campanello se i cancelli in ferro sono chiusi.

Nei giardini sembra ancora aleggiare la serenità dei monaci che vi abitarono nel Medio Evo. Oltre al portale del ‘700 con le api della famiglia Barberini, all’interno è visibile, nell’abside, uno squisito affresco del X secolo.

E’ tutto quel che resta degli affreschi che un tempo ricoprivano la chiesa. Nella Biblioteca Vaticana si trovano copie eseguite nel ‘700, quando erano ancora visibili.

S. Sebastiano in Pallaro

Storia

14-37 d.C. L’Imperatore Tiberio costruisce in questo luogo un tempio dedicato ad Augusto.

81-96 d.C.L’Imperatore Domiziano si fa costruire qui un giardino in stile orientale. Nelle vicinanze, il luogo del martirio di S. Sebastiano, trafitto dalle frecce.

1623-44. La chiesa viene restaurata da Papa Urbano VIII Barberini, la cui famiglia possiede un vigneto nei paraggi.


Via di S. Bonaventura (Mappa J 8)


S. Bonaventura

Ancor meno nota, ma non per questo meno interessante. Dopo aver faticosamente risalito un viottolo costellato da bassorilievi di terracotta del XVII sec. raffiguranti le stazioni della Croce, si arriva a questa piccola chiesa del XIII sec., di solito ignorata dalle guide turistiche.

Via di S. Bonaventura (Mappa J 8)


S. Prisca

S. PriscaUna volta all'interno della chiesa, vi dimenticherete dell’insipida facciata di Carlo Lombardi (1661) e ammirerete entusiasti questo edificio del IV sec. il cui interno è stato restaurato nel 1456.

Sotto l’"antiquarium" si trova la casa romana che appartenne ad Aquila e Prisca, come menzionato nelle Epistole di S. Paolo.

La porta della navata destra conduce a un preesistente tempio di Mitra, il dio sanguinario oggetto di un culto importato a Roma da soldati persiani.

Resti di affreschi e di sculture, scoperti nel 1940, vennero accuratamente sistemati da archeologi olandesi, grazie ai quali oggi disponiamo di maggiori informazioni sul mitraismo.

Via di S. Prisca (Mappa H I 10)

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