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Sabato 19/ domenica 20 marzo
Ebbene, ormai ci siamo ben inseriti nella
realtà velica barcinonense: Andrea Patti (L’Armadillo J24) ed io, Cecilia
Angioni (Hobie-Cat 16) abbiamo regatato questo fine settimana e quello
passato nella flotta di First 8 nel campo di regata antistante il Porto
olimpico di Barcellona. La flotta è numerosa (circa 15/20 barche) e di
ottimo livello (si mormora di qualche olimpionico), abbastanza divertente,
ma mai quanto quella dei J 24 o degli Hobie-Cat.
La barca è una sorta di J24 più grande,
con volanti ed abbastanza veloce, per 5 persone di equipaggio.
Tutto è iniziato semplicemente
presentandosi al porto in bici, con cerata e scarpe, e con la semplice
domanda “falta tripulaciòn? estoy yo, buen navigante!”...Così abbiamo
trovato imbarco, Andrea con dei catalani che viaggiano nelle retrovie e
che l’hanno messo al timone con molta riverenza: a fine regata era il
loro capo; io su una barca di semi-prof. (uno con due mini-transat alle
spalle e gli altri con curriculum velico “que te cacas”), con cui abbiamo
fatto 2°, 2°, 1°, dnf (buco enorme).
Sia sabato che domenica abbiamo avuto un
bel vento sui 10/15 nodi e sole.
La barca era ormeggiata al mitico Real
Club Nautico, da cui si esce facendosi aprire il ponte di legno (rambla
del mar) che collega il lungomare della città con il complesso futuristico
del Mare Magnum. Abbiamo raggiunto il campo di regata, sullo skyline le
torri del porto olimpico (un po’ come le torri del Cep), e ci siamo
distribuiti i ruoli.
Io ero al “piano” cioè drizze e genoa/fiocco,
l’equipaggio era molto simpatico, ma oltremodo serio (peso sui bordi con
anche le braccia fuori –io pensavo che scherzassero!), e soprattutto
avevano una grande stima dell’ “italiana” (avevo l’aria seria di una brava
e concentrata); abbiamo regatato benissimo, con un pò di sfortuna sabato,
ma soprattutto domenica, quando, già primi sulla lay-line di bolina una
barca mure a sinistra è letteralmente penetrata nella murata sinistra (un
buco enorme)...Le manovre erano perfette, con svariati cambi genoa/fiocco,
regolazione di tutte le manovre correnti in andatura (il vang-contra
mayor- su ogni raffica, e il basso-contra tangon- sotto spy), un ragazzo
faceva solo la tattica, e venivano chiamate scrupolosamante ogni raffica (racha,
racha dura, racha floca) e ogni onda (con distinzione ola corta, ola
larga); se il prodiere ogni tanto parlava dei fatti propri, il tattico
interveniva “concentraciòn!”; ovviamente le partenze sono state sempre
perfette.
In mare c’era un’assistenza precisa, con
vari gommoni che risolvevano già in mare casi di abbordi, e la flotta è
davvero ben educata: quando ci hanno speronato si sono sentiti solo un
paio di “me cago en la leche de tu muertos”, appena sussurrati...
Insomma, ci mancava un po’ il sano casino
che c’è nella flotta sarda di J 24 e in quella degli Hobie...
Per il resto qui ci sono, oltre ai vari
IMS, e derive, tanti Laser ed una barca tipica catalana, il “patìn catalàn”,
un pattino di legno, appunto, con una randa e senza timoni nè derive
(!!!).
Che dire? Ce la passiamo più che bene,
davvero Barcellona per un cagliaritano è un po’ casa propria: c’è il mare
e tanto basta, la città è davvero bella da vivere, e le giornate sono
lunghissime; mi sono comprata una bici ed è il modo migliore per girare.
Ogni tanto con Andrea e altri amici (sardi e non) ci facciamo qualche cena
in cui non mancano pecorino, mirto, nepente e bottarga, e, naturalmente,
si parla del Poetto.
Baci da Barcellona, ci vediamo presto!
Cecilia
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