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22.03.2005

Cecilia a Barcellona!

La velista più amata dai velisti sardi, Cecilia Angioni, in trasferta a Barcellona non è riuscita a stare lontana dalle regate neanche lì. Sentiamo cosa ci racconta sulle regate locali frequentate anche da un'altro nostro velista: Andrea Patti

 

Sabato 19/ domenica 20 marzo

 

Ebbene, ormai ci siamo ben inseriti nella realtà velica barcinonense: Andrea Patti (L’Armadillo J24) ed io, Cecilia Angioni (Hobie-Cat 16) abbiamo regatato questo fine settimana e quello passato nella flotta di First 8 nel campo di regata antistante il Porto olimpico di Barcellona. La flotta è numerosa (circa 15/20 barche) e di ottimo livello (si mormora di qualche olimpionico), abbastanza divertente, ma mai quanto quella dei J 24 o degli Hobie-Cat.

La barca è una sorta di J24 più grande, con volanti ed abbastanza veloce, per 5 persone di equipaggio.

Tutto è iniziato semplicemente presentandosi al porto in bici, con cerata e scarpe, e con la semplice domanda “falta tripulaciòn? estoy yo, buen navigante!”...Così abbiamo trovato imbarco, Andrea con dei catalani che viaggiano nelle retrovie e che  l’hanno messo al timone con molta riverenza: a fine regata era il loro capo; io su una barca di semi-prof. (uno con due mini-transat alle spalle e gli altri con curriculum velico “que te cacas”), con cui abbiamo fatto 2°, 2°, 1°, dnf (buco enorme).

Sia sabato che domenica abbiamo avuto un bel vento sui 10/15 nodi e sole.

La barca era ormeggiata al mitico Real Club Nautico, da cui si esce facendosi aprire il ponte di legno (rambla del mar) che collega il lungomare della città con il complesso futuristico del Mare Magnum. Abbiamo raggiunto il campo di regata, sullo skyline le torri del porto olimpico (un po’ come le torri del Cep), e ci siamo distribuiti i ruoli.

Io ero al “piano” cioè drizze e genoa/fiocco, l’equipaggio era molto simpatico, ma oltremodo serio (peso sui bordi con anche le braccia fuori –io pensavo che scherzassero!), e soprattutto avevano una grande stima dell’ “italiana” (avevo l’aria seria di una brava e concentrata); abbiamo regatato benissimo, con un pò di sfortuna sabato, ma soprattutto domenica, quando, già primi sulla lay-line di bolina una barca mure a sinistra è letteralmente penetrata  nella murata sinistra (un buco enorme)...Le manovre erano perfette, con svariati cambi genoa/fiocco, regolazione di tutte le manovre correnti in andatura (il vang-contra mayor- su ogni raffica, e il basso-contra tangon- sotto spy), un ragazzo faceva solo la tattica, e venivano chiamate scrupolosamante ogni raffica (racha, racha dura, racha floca) e ogni onda (con distinzione ola corta, ola larga); se il prodiere ogni tanto parlava dei fatti propri, il tattico interveniva “concentraciòn!”; ovviamente le partenze sono state sempre perfette.

In mare c’era un’assistenza precisa, con vari gommoni che risolvevano già in mare casi di abbordi, e la flotta è davvero ben educata: quando ci hanno speronato si sono sentiti solo un paio di “me cago en la leche de tu muertos”, appena sussurrati...

Insomma, ci mancava un po’ il sano casino che c’è nella flotta sarda di J 24 e in quella degli Hobie...

Per il resto qui ci sono, oltre ai vari IMS, e derive, tanti Laser ed una barca tipica catalana, il “patìn catalàn”, un pattino di legno, appunto, con una randa e senza timoni nè derive (!!!).

Che dire? Ce la passiamo più che bene, davvero Barcellona per un cagliaritano è un po’ casa propria: c’è il mare e tanto basta, la città è davvero bella da vivere, e le giornate sono lunghissime; mi sono comprata una bici ed è il modo migliore per girare. Ogni tanto con Andrea e altri amici (sardi e non) ci facciamo qualche cena in cui non mancano pecorino, mirto, nepente e bottarga, e, naturalmente, si parla del Poetto.

Baci da Barcellona, ci vediamo presto!

Cecilia