

|
I telefoni dei velisti cagliaritani (e non) questa mattina hanno squillato
parecchio. La notizia della morte di Marco Lai si è sparsa a macchia
d'olio. Da qualche mese Marco era in stato di incoscienza, non reagiva più
agli stimoli esterni. Durante una trasferta ad Alghero, per seguire i
ragazzi dei 420, un infarto lo ha colpito. Trasportato all'ospedale di
Sassari sono subentrate ulteriori complicazioni. Trasferito a Cagliari
Marco ha passato un breve periodo in cui sembrava ci fosse qualche barlume
di speranza ma, dopo qualche giorno la situazione è peggiorata fino a
farlo cadere in stato di incoscienza. Così fino a ieri notte. Quando muore
uno di noi è sempre difficile dire qualcosa. Con l'aiuto di alcuni dei
suoi tanti amici abbiamo provato a raccontare qualcosa di lui.
Alla
fine
degli anni 70 compare allo Yacht Club Cagliari questo strano personaggio
coi baffoni e grandi e spessi occhiali da vista. Subito gli viene
affibbiato il sopranome "COBRA". Insieme a Egidio Bianchi ha acquistato un
FD Bianchi e Cecchi da Salvino De Muro. In quel periodo l'FD è la classe
regina del golfo e lui per essere esordiente se la cavicchia. Al club
simpatizza coi ragazzi giovani, mostrando già da subito che il suo
carattere lo portava ad essere uno di loro. Si cimenta, con
l'altura, al timone di una barca di Luciano Dubois. Poi lo vediamo in
regata sugli Hobie Cat. Ma la sua vera vocazione venne fuori quando suo
figlio Andrea iniziava ad interessarsi alla vela e alle regate. Ecco che
si trasforma in accompagnatore e, vista la sua disponibilità, gli vengono
affidati più equipaggi in occasione delle trasferte. Andrea ingrana bene
e, sotto la sua guida, vince in coppia con Pierpaolo Massoni il titolo
Italiano 420. Marco diventa l'allenatore ufficiale della squadra 420 YCC.
Il suo impegno è totale e diventa più importante del suo lavoro. Dalla
penisola arrivano diverse proposte e ingaggi per allenare altre squadre,
ma tutte puntualmente rifiutate. La sua dedizione alla classe 420 lo porta
a diventare Segretario Nazionale, carica che ha mantenuto fino a ieri.
Questa è la carriera velistica di Marco Lai, che detta così non rivela
che personaggio con la P maiuscola sia stato. E non rivela cosa sia stato
per molti giovani velisti spesso alla prima trasferta senza il controllo
diretto dei genitori. Parlando con chi l'ha conosciuto e ha vissuto la
vela, le trasferte con lui, ci si rende di quanto abbia lasciato il segno.
Lorenzo Gemini con tono sommesso: "E stato lui a convincermi a passare sul
420 dopo l'Optimist. Mi trattava come un figlio, mi sembrava di essere il
suo pupillo". Marco aveva il pregio di riconoscere i giovani talenti. Coi
fratelli Catta aveva insistito tanto per portarli sul 420. "All'inizio io
e mio fratello regatavamo separati, e Marco ha capito che unendoci
potevamo fare un grande equipaggio." Dice Daniele Catta "Quando gli
abbiamo dato retta i risultati sono iniziati ad arrivare. Noi ci sentiamo
in debito con Marco, e faremo di tutto per vincere il Campionato Italiano
420ad Alghero per dedicare a lui questa vittoria". Ma chi più di tutti ha
vissuto velisticamente Marco è sicuramente Gigi Picciau. "Su Marco e le
sue gesta si potrebbe scrivere un libro. Era uno di noi, era più ragazzo
di noi. Ricordo quando Andrea (il figlio di Marco) aveva vinto il titolo
italiano 420 in un momento di sana e spontanea euforia era andato a
sbeffeggiare il quotatissimo, gasatissimo e favoritissimo Felci finito
secondo in classifica. Oppure quando ai più imbranati di noi procurava le
"pivelle". O quella volta che in Inghilterra, invita al bar la mamma di
uno dei 420isti la quale inizia a bere senza sosta e , Marco per pagare il
conto si vede costretto a chiedere i soldi ai suoi ragazzi. O quella volta
quando i suoi ragazzi dal furgone dello YCC sparavano, a sua insaputa,
schiuma da barba contro le altre macchine e un energumeno non
gradendo lo scherzo voleva passare alle maniere forti su di lui. O quella
volta che ha capottato col carrello andando a Rimini. O quella volta che
Tubetto e Pierpaolo gli hanno....O quella volta......" La telefonata con
Gigi diventa più allegra. Gli episodi "storici" di Marco sono innumerevoli
e state tranquilli che sono in molti che vi possono raccontare un suo
anedotto. Ma tutto ciò abbinato ad una profonda dedizione alla sua classe
420 "Quando si è sentito male ad Alghero stavamo completando la classifica
della regata". Ora se chiedi a qualcuno dei suoi ragazzi come sono stati
gli anni con "Cobra" sentirai un coro di commenti entusiastici. Ciao
Cobra.
In ricordo di Marco dedico queste
poche parole, sai che non sono uomo da formalismi ipocriti, sono
felicissimo di aver assistito al suo ultimo saluto, c'erano
tanti giovani tutti coloro che gli hanno voluto bene, le
generazioni dei velisti che ha coccolato per anni. E' stato una
persona splendida pochi hanno "dato "come Lui al mondo dello
sport. Vorrei che questo saluto circolasse anche a nome degli assenti.
Marco è stato un grande!
|


|