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Come è
nata la passione per il surf?
Quando avevo 9 anni mio padre, che ha un 'azienda di macchinari per
imbottigliamento,trasferì la famiglia da Milano in Malaysia,per 7
anni:tutto cominciò lì.Al ritorno mi iscrissi alla Scuola Inglese di
Milano,ma d 'estate andavo sempre a Malcesine,sul lago di Garda, e facevo
surf per divertirmi. Poi sono cominciate le gare serie. Intorno ai 18
anni,affrontai il Cir-
cuito Italiano nella categoria Juniores.Figurati che arrivavo a far le
gare accompagnato dalla mamma, perché non avevo la patente:però mi
classificai secondo,il primo risultato importante.
Pensavi già di diventare un professionista del surf?
Tutt 'altro:dopo la maturità ero così confuso che decisi di prendermi un
anno di riflessione andando a fare il militare.Ma in caserma, saputi i
miei precedenti,mi assegnarono al Centro Sportivo della Marina.Così per
tutto l 'anno non feci altro che andare in surf!Conobbi la realtà del
Circolo di Cagliari,cui mi appoggio ancora oggi.Molti pensano che il surf
richieda posti esotici,io ho scoperto che la Sardegna è il massimo.
Hai provato ad allenarti altrove?
Sono stato in posti bellissimi,come l 'Australia.Perfetto finché ti
alleni,ma quando scende la sera,sei nel deserto.Cagliari è una c ittà,c
'è sempre gente,la sera ci si diverte. Io non fumo,non bevo e sto attento
a ciò che mangio.Però non credo nella vita da recluso:per andar forte
devi star bene,essere in equilibrio con te stesso.Avere una vita sociale
aiuta.E poi,da qui è più facile tenere i contatti con la stampa,con gli
sponsor....
È un aspetto che curi molto?
Moltissimo.Vorrei imparare un mestiere per quando finirà la stagione dell
'agonismo.Mi interessano le logiche commerciali,la ricerca per lo sviluppo
dei materiali da parte dei produttori,i rapporti con i media.Credo sia
importante impegnarsi per far conoscere il surf:scrivo anche articoli su
riviste specializzate.Devo essere un po 'manager di me stesso:in questo
sport non girano i miliardi.
Quanto guadagni?
Non più di un centinaio di milioni l 'anno,di cui la metà vengono
spesi,perché è vero che non ho spese per l 'attrezzatura o
l'abbigliamento,ma essere sempre in giro per il mondo costa.
Sei il Totti del surf e guadagni un centesimo di lui.Lo trovi ingiusto?
No.Lo capisco.Un calciatore riceve più soldi perché muove più soldi.Il
surf ha molto meno seguito: è più difficile da praticare e da
capire,meno spettacolare da guardare in TV. Anche se qualcosa si potrebbe
fare.
Che cosa?
Dal punto di vista
mediatico,quello che si è fatto per la Coppa America:gps sulle
tavole,visualizzazione grafica per seguire la regata.In Polonia,paese d
'origine del campione del mondo ,il surf è diventato il quarto sport più
popolare, le regate si vedono in TV e lui è un testimonial ambito.Il suo
manager, che è anche suo fratello,ha fatto un buon lavoro.Dal punto di
vista sportivo,qualcosa si sta già facendo:il surf è diventato più
facile,le tavole sono studiate per il Mediterraneo,non più solo per le
onde hawaiane che rendevano impossibile un utilizzo ampio da noi.
Che ambiente è
quello del surf?
Molto bello.I professionisti sono un centinaio in tutto,ci sentiamo tutti
nella stessa barca.C 'è lealtà, in molti casi vera amicizia.È uno sport
pulito.
Com 'è la tua giornata tipo?
Sveglia alle 8,mezz 'ora di corsa,un paio d 'ore al computer,da 4 a 6 ore
di allenamento in acqua,un 'ora di telefonate e contatti vari,2 ore di
palestra.La sera,esco solo nel finesettimana.
Ma
tu,"cucchi "?
Beh (risata)...Il nostro è uno sport che si fa in spiaggia,dove è facile
fare conoscenza...i surfisti sono spesso dei ragazzi alti e
muscolosi...Insomma,sì.Ma,dopo il primo impatto,è difficile essere la
mia ragazza.Sono sempre in giro,spesso ho bisogno di concentrarmi sulle
gare.Ci vuole una compagna molto comprensiva.Adesso sono fidanzato da
ottobre.
Quali sono i tuoi
prossimi obiettivi?
Riconfermarmi campione italiano, migliorare i risultati agli Europei e ai
Mondiali.E poi,aprire due centri sportivi:uno a Malcesine e uno a
Cagliari.Devo pensare al futuro.
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