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Windsurf, che succede?
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Abbiamo captato l'e-mail che Antonello Ciabatti,
surfista degli anni 90 ora tornato alla vela tradizionale, ha inviato alla
direttrice di Windsurf Italia, la ventennale rivista di windsurf più
importante d'Italia. Ma sembra che il nostro collaboratore abbia
scatenato una reazione a catena. Infatti oltre alla risposta di Kiki
Guindani (Windsurf Italia) è arrivato quasi immediato l'intervento di
Andrea Cucchi e a seguire abbiamo interpellato Piero Gessa, responsabile
della scuola vela del Windsurfing Club Cagliari
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Sono al Circeo per fare una regata di
barche a vela
Sai con la vecchiaia sono tornato al
vecchio e più comodo amore, la barca a vela. Il mio compagno di camera
ha l'ultimo numero di Windsurf Italia. Sempre molto accattivante! Sai da
quando ho smesso di surfare mi sono procurato diversi giochini nuovi:
oltre alle regate in barca (Hobie Cat, J24, Altura ecc.), una moglie,
due bambini, parapendio, mountain bike..... Però rimango sempre
estasiato nel vedere immagini spettacolari di windsurf. I ricordi delle
surfate a Funtana Meiga, a Chia e negli altri spot internazionali più
famosi mi accompagnano sempre e a volte quando mi capita di parlare di
surf mi rendo conto che l'entusiasmo mi prende un pò troppo la mano.
Perchè ti scrivo? Leggendo la tua rivista mi è sembrato di capire che
tutto il mondo del surf sia in un momento di confusione più totale.
Rispecchia quello che sta accadendo in piccolo nel mio Windsurfing Club
Cagliari. Pensa, ieri, a Cagliari c'era una Sciroccata incredibile, con
delle onde incredibili, di quelle che vedi ogni 2 o 3 anni. Ho preso i
bambini e li ho portati al mare per vedere l'eccezionale evento
e le evoluzioni dei surfisti. Le onde sono riuscito a mostrargliele, ma
i surfisti no. Porca miseria, possibile che con una mareggiata così non
ci sia nessuno in mare? Ai miei tempi (classica frase da ex!) durante le
Sciroccate eccezionali potevi contare non meno di 50 surfini in mare.
Oggi è entusiasmante come allora surfare in mezzo ai frangenti di 2
metri. Cosa è successo? Per non parlare delle mitiche boline con
partenza a coniglio fatte con altri 20, 30 surf. Se non ci fosse il
mitico Andrea Cucchi (non posso che
ringraziarlo per le grandi parole che
ogni volta riserva per la nostra città) che trascina un pò di persone
in mare, ci sarebbero solo Cico Natale e Angelo Pezza. Perchè succede.
Non posso credere che il Kite stia ammazzando il windsurf. Non posso
credere che il windsurf sia diventato noioso. Io penso che il problema
più grande sta nel fatto che non esistono più competizioni chiare per
tutti. Non ci sono i campioni che noi cercavamo di imitare. Anzi,
guardando il giornale i campioni
da imitare ci sono, ma sono sempre gli
stessi dei miei tempi: Naish, Dunkerbeck.... Dopo di loro non ci sono
state competizioni chiare che sfornassero veri campioni. Sai, ai
miei tempi c'era la coppa del mondo con le sue tre specialità e in
campo nazionale il C.I.F. Potevi parlare con chiunque e tutti
avevano come riferimento queste due competizioni. Gigi Barrella era il
più forte in Italia come Dunkerbeck il più forte al mondo. Ora i
punti di riferimento sono quei surfisti che fanno il viaggio più bello,
o chi collabora di più con la tua rivista o chi è più
fotogenico. Andrea Cucchi è forse il più grande surfista che abbiamo
mai avuto in Italia, ma è famoso molto di più per il suo impegno nella
promozione del windsurf che per le sue prestazioni in regata. Mi
sono ritrovato spesso al windsurfing club a parlare con lui sul mondo
delle competizioni. Hanno fatto tante cose interessanti, come limitare
l'attrezzatura da portare alle regate. Ti ricordi le nostre macchine al
CIF? Con tutta quella roba sul portapacchi sembravamo degli albanesi!
Poi i materiali consentono di regatare con limiti di vento veramente
bassi riducendo radicalmente le trasferte buche. Però forse si è
perso un pò in divertimento. Ho provato uno dei nuovi racer larghi come
la porta di camera mia. Ottima bolina, ottima stabilità, ma dopo cinque
minuti, senza allenamento con una 12 mt. ero cotto. E non percepisci il
senso della velocità come nelle tavole più strette. Sicuramente non è
una tavola che userei per farmi due bordi per puro divertimento. E'
una tavola da usare solo ed esclusivamente in regata o competizione.
Le regate immagino siano sicuramente molto divertenti se il fisico
tiene. Mi sembra di ricordare le vecchie tavole a volume che in regata
erano fantastiche (regatare è bello con qualsiasi mezzo!) ma surfare
con quei barconi era una palla bestiale! Leggo su Windsurf Italia del
ritorno dello slalom. Bellissimo! L'eccitazione che si prova in una
partenza di slalom è incredibile! Ma leggo di un circuito di solo
slalom che si aggiunge al caos di competizioni già esistente. Un'idea
mi si insinua da tempo: Ma perchè non si fa un solo circuito stile
Formula Windsurfing con due tipi di percorsi? Si potrebbe fare percorso
up wind sotto i 15 nodi, e down wind con venti superiori, limitando le
attrezzature in due tavole e due riggs. Il tutto lo si potrebbe abbinare
alla disciplina di freestyle/wave in modo da avere, alla fine del
circuito, un vincitore di racing, un vincitore freestyle e il
supercampione overall. Non pensi che il messaggio ai media extra settore
possa arrivare più chiaro? Non pensi che il tutto possa far ritornare
la passione a molti di quei surfisti che hanno abbandonato le regate?
Non pensi che i nuovi arrivati sappiano più chiaramente quali sono le
regate da non perdere? Almeno così vedremmo se in una combinata vince
Andrea Cucchi o Raimondo Gasperini!!!
Ti ho scritto questa lunga lettera perchè
oggi il tempo brutto non ci ha permesso di regatare e dopo aver letto in
lungo e in largo Windsurf Italia mi sono
venuti alla mente tutti questi pensieri. Un'ultima cosa. Mi è passato
tra le mani il numero in cui windsurf Italia festeggiava i vent'anni. In
primis grandi complimenti a te per essere stata in tutti questi anni il
pilastro della rivista, ed essere riuscita a gestire tanti individui
stile... Pietro Porcella. In secundis (si scrive così?) ti faccio una
critica. C'è stato un periodo che noi sardi, (per due anni di seguito
Gigi Barrella non ha perso una regata), abbiamo dominato i campi di
regata nazionali (per quelli internazionali non abbiamo mai avuto tanti
soldi) e mi è sembrato che lo strapotere sardo di quegli anni non sia
stato evidenziato come meritava. Noi sardi, e tu lo sai benissimo,
abbiamo sempre avuto un carattere particolare non siamo mai stati dei
bravi promotori di noi stessi. Non siamo mai stati bravi a farci fare le
foto però, in gara, ce la cavavamo.
Di questa e-mail fai ciò che vuoi, ma mi ha fatto passare
un'oretta diversa mentre fuori dell'albergo c'è un tempo veramente di
mer.....
Ciao Kiki e Buon lavoro
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Caro Pinzo, che piacere
sentirti!
Non parlare di vecchiaia, perché se penso che io i prossimi anni che
compio sono 45 non riesco neanche a crederci. E mio figlio ne ha già 17!
Ho letto con attenzione la tua mail, ma ho aspettato un po' a risponderti
perché in effetti non so neanch'io cosa dirtiŠ La situazione windsurf è
veramente strana, Neanch'io riesco a capire come siamo messi. Oltretutto
io sono in mezzo a situazioni talmente diverse l'una dall'altra che non
riesco neanche a capire cosa sia la cosa giustaŠ Ci sono gli entusiasti
del freestyle che vivono nel loro mando fatto di regate (solo con
montepremi, se no non vanno), più modaioli, più portati ad apparire, a
mandare redazionali sul loro ultimo sponsor, ma sicuramente che creano più
spettacolo in acqua e fuoriŠ
Ci sono gli appassionati di Formula (e ora forse anche di slalom) più
seri, più concentrati sui risulati, sull'allenamento, che fanno migliaia
di regate e regatine solo per il gusto di confrontarsi pagandosi tutto di
tasca loroŠ
Ci sono i ragazzini dell'Aloha (o di quello che sarà la nuova monotipo)
guidati dai pochi guru che hanno ancora la passione e la forza di portarli
avanti (vedi Paolo Ghione) che stanno facendo buoni risultati anche in
campo internazionale ma che sicuramente hanno meno spazio di ragazzini che
fanno freestyle o wave in qualche paradiso tropicale e che già sono
sponsorizzati dalle multinazionali del windsurf.
Ci sono i tanti surfisti freeride (che sono i veri lettori della rivista)
che in effetti sono estremamente confusi su cosa fare, cosa comprare, come
progredire, verso cosa andare.
Quest'anno in effetti sto cercando di dare + spazio a questi ultimi
cercando di dare spazio sulla rivista alle loro richieste di consigli e
alla loro voglia di farsi conoscere e di far conoscere gli spot dove
escono.
Il wave in Itala è quasi morto agonisticamente parlando. I pochi wave man
sopravissuti svernano tutti in altri continenti per poi accontentare gli
sponsor con i servizi mandati alle rivisteŠ
Cosa dire? Si stava meglio quando si stava peggio?
La verità e che si sono creati tanti mondi diversi e la figura del
surfista overall non esiste più. Ora o sei un freestyler o sei un racer.
In coppa del mondo, oltre alle discipline classiche del freestyle , del
wave e del racing (re-introdotto solo lo scorso anno) hanno rimesso
l'Indoor e hanno introdotto il SuperX che è una nuova disciplina in cui
si fa uno slalom eseguendo manovre di freestyle, saltando degli ostacoli,
bardati con casco, impactwest e protezioni varieŠ non sanno più cosa
inventarsi per creare spettacoloŠ e per trovare nuovi sponsor!
In Italia ogni tanto qualcuno si mette a cercare di "fare qualcosa
per il windsurf" cercando di organizzare gare o eventi, ma non è
facile e non tutti hanno voglia di farlo.
Io per prima, che sono ormai 21 anni che lavoro a Windsurf Italia, a
volte, soprattutto sentendo i personaggi delle ditte che piangono sempre
miseria (ma che non fanno e non hanno mai fatto un granchè per
promuoverlo) mi lascio prendere dallo scoglionamento, poi però basta una
lettera di un lettore che ha appena iniziato ed è cerca di comunicarci il
suo entusiasmo per la scoperta di questo meraviglioso sport che mi
commuovo e penso a quanti bei momenti mi ha fatto vivere questo lavoro.
Così tiro avanti cercando di dare spazio a tutti sulla rivista e magari
non accontentando nessunoŠ
Come il servizio sui vent'anni dove ho cercato di dare un po' di spazio a
tutti, ma dove sicuramente ho dimenticato tanta gente Š
Cosa sperare per il futuro? A parte che il prezzo delle attrezzature cali
il + possibile, non saprei neanch'io Š certo un grande circuito con tutte
le specialità sarebbe bellissimo, ma non so se si riuscirà mai + ad
averlo e mi sembra che i due mondi dei freestyler e dei racer si stiano
dividendo sempre di +.
Fammi sapere se ti viene qualche idea Š
Spero di rivederti presto, magari a Cagliari, dove è da un po' di tempo
che cerco di tornareŠ
Un abbraccio
Kiki
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Ecco l'intervento di Andrea Cucchi
Antonello
tu hai ragione per quanto
riguarda 2 tavole\ 2 vele. A questo ci si sta arrivando lentamente.
Adesso è stato messo a punto una disciplina che rende possibile e
spettacolare lo sport in 5 nodi: La Formula. Con la 11 si può
regatare da 6 a 25 nodi. Riparte lo slalom ed avremo una tavola e
vela che riuscirà a dare spettacolo da 12 a 40 nodi... e porterà
molti nuovi partecipanti alle regate...... Gremania, Inghilterra e
Polonia sono già partiti con questo programma.
Naturalmente il materiale
costa, ma anche quando facevi regate, giravamo con 4 tavole e 8
rigg. Ora molto meno e' la spesa per un non sponsorizzato. Con 2
mila euro ti compri tutto usato, e riesci ad essere competitivo come
primo anno tra quelli del tuo livello. Non è una spesa enorme
considerando il costo di molti sport dove bisogna utilizzare attrezzatura
sportiva tecnica.
Purtroppo i vari Naish e
Dunkerbeck hanno portato l'esasperazione nello sport.....non
solo cose positive ed entusiasmanti. Nella loro era, il
materiale è stato sviluppato più diffcile e radicale facendo cosi
diventare il windsurf non di massa. Vedi quanta gente faceva il
windsurfer ed ha smesso con i no-nose. Ultimo anno di PWA 34 atleti,
l'anno dopo nella FW 120 iscritti.
Ora lo sport è diventato più
facile. Tavole larghe da principianti plananti che abituano i
principianti all'idea di planata con tavole larghe e vele più
grandi per divertirsi in vento leggero. (non più solo sulle onde
hawaiiane di Naish o vento nucleare di Bjorn di Pozo). Ora si può
planare tutti i giorni ed è molto più comodo farlo con la 10 di adesso
che una 6.5 di allora.
A Cagliari sono comunque una
15 i ragazzi che escono in FW. Purtroppo il più giovane ero io!
Il problema di Cagliari è
la scuola di windsurf. Sono miei amici i gestori ma non li ho visti
attivi nel spingere i ragazzi, ( e ne hanno tanti d'estate), verso
la strada dell'agonismo. Il circolo dovrebbe obbligarli a
promuovere tale attività.
Sono pochi i circoli in
Italia che fanno fare attività agonistica ai ragazzi. Spero che
comunque in campo giovanile, la nuova z class olimpica aiuti i circoli
ad attrezzarsi. L'optimist è lento noioso eppure i bambini sono
migliaia. Anche i genitori surfisti dovrebbero spingere i loro figli a regatare
sul windsurf.
Penso che piano piano il
windsurf si stia riprendendo con queste nuove tavole più facili e
plananti. Sono fiducioso. Vedo un potenziale enorme nel windsurf.
Siete molti che regatate il
sabato a Cagliari in h.cat, ma durante la settimana non vi si vede in
acqua. Età media: 45??
Mancano i giovani che
purtroppo vengono rincoglioniti dai genitori che li tengono davanti al
televisore. E con un'eta media di 45 non si può pretendere di vedere
grande spettacolo in acqua in condizioni estreme.
Il kite ha portato via solo
surfisti non interessanti per il windsurf. Ragazzi già
vecchi, o che non hanno mai ottenuto dei risultati buoni nel
windsurf. Il kite è ancora più di nicchia e tra poco sarà anche
questo troppo tecnico, costoso e già troppe persone si sono fatte
male,,,
Discorso Regatanti è un
problema che esiste su tutte le riviste italiane:
Funboard, non ho una foto da 3 anni. Windnews idem. Sarà anche perchè
collaboro su Windsurf Italia, ma va bene cosi. Cerco di promuovere al
meglio le regate con qualche articolo in più.
Il discorso dei non
regatanti o finti regatanti è una lotta che affronto da 10 anni
sotto tutti gli aspetti. Nel Freestyle se uno sa fare un Vulcan,
pretende già sponsor e attrezzature gratis e parla come se fosse Stone. Nella
FW se uno partecipa ad una regata... idem, ma parla come se fosse
Allen......ed è cosi che si presentano alle aziende.
Questi personaggi senza
risultati si propongono alle aziende promettendo articoli
sulle riviste in cambio del 50% di sconto su una vela.
Una volta che ottengono
articoli naturalmente rovinano il mercato. Esempio: per 5 paia di
occhiali non metto adesivi sulle vele e considero questo un mio sponsor.
Non voglio dargli la soddisfazione di uscire per 12 mesi all'anno sulle
riviste per 300euro di materiale gratis. Quando i finti pro naturalmente
accettano di mettere adesivi ovunque per un paio di occhiali e poi
escono in articoli di 10 pagine per una regata locale con 10 persone, o
per un trip che si è pagato a sue spese, viene poi difficile per un pro
chiedere 10,000euro per uscire sulle riviste di settore per pagarsi
la trasferta per vari articoli.
Uso il mio esempio: per
riuscire a guadagnare in questo sport ottenendo risultati, passo 4 ore
di media in acqua, 2 ore in palestra, corsa e dieta....non ho forze poi
la sera di andare per locali surfistici a fare il figo e dire quanto
sono stato bravo a fare le Flaka (forse)....l'unico mio mezzo per
dimostrarlo è con i risultati di classifica nero su
bianco...Naturalmente quando poi vado dagli sponsor a fine stagione e
dimostro che ho ottenuto lo stesso spazio nella rivista di uno che non
ha risultati è imbarazzante sentirsi dire: però lui mi è costato 10
volte meno! Dopo magari un quinto ad un mondiale!
Ma sono tanti gli argomenti
su come promuovere il windsurf. Ho parlato con il Marketing Sport
Manager della Procter & Gamble che è un mio amico. Mi ha fatto
un ricerca sul potenziale del windsurf. Dice che è enorme....ma
purtroppo troppi personaggi di questo settore fanno il proprio interesse
per guadagnare 5 lire oggi invece di milioni domani.....
Un saluto
Andrea Cucchi
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Infine Piero Gessa, responsabile
della scuola windsurf del Windsurfing Club Cagliari.
Per quanto riguarda la
scuola windsurf, secondo il mio parere, occorre fare una distinzione tra
il windsurf agonistico e quello “turistico”. Il primo, è decisamente
in crisi, per quanto detentori della medaglia olimpica, in Italia il ws
agonistico non ha ancora capito da che parte deve andare, la tavola
olimpica (Mistral), ormai anacronistica, sta agonizzando con una
partecipazione alle regate dei soliti noti, o di pochi ragazzi costretti
dagli allenatori su un mezzo che non piace e che si aspetta da un momento
all’altro che venga sostituito anche a livello olimpico (in maggio sono
previsti i trias a Torbole).
La formula invece è il ws del futuro (o meglio del presente) ma ha tutti
i difetti del vecchi funboard, costi elevati, materiali sempre in
evoluzione, fisico dell’atleta troppo determinante, la soluzione
potrebbe essere le reintroduzione delle categorie di peso per gli atleti o
di metratura delle vele. Anche a livello giovanile il caos regna sovrano,
la classe Aloha, propedeutica per il Mistral è morta ufficialmente (la
Tiga ha interrotto definitivamente la produzione), le federazioni sono
confuse, per quest’anno la FIV porterà avanti il programma Aloha per
l’anno prossimo……si vedrà! La federazione francese ha già adottato
il BIC 293, una specie di tavola da formula, potrebbe essere una buona
idea , anche perché la tavola è utilizzabile anche per i principianti
non agonisti.
Per quanto riguarda il
windsurf amatoriale, la
nostra scuola riscontra ogni anno un buon successo, non c’è crisi, il
temuto kite si sta rivelando uno sport troppo estremo, ed il windsurf
rimane comunque il mezzo più pratico per andare per mare. I corsi per i
ragazzi di 7-14 anni nei mesi estivi sono strapieni, ma anche gli adulti
continuano a fare corsi di ws e sono loro una volta terminato il corso a
frequentare più assiduamente la scuola per noleggiare le tavole. Il fatto
di utilizzare una tavola per l’agonismo e per l’iniziazione potrebbe
essere un modo per facilitare le cose sia all’allievo sia al circolo non
più costretto ad acquistare una quantità enorme di tavole con costi
proibitivi. Piero gessa
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Il fotografo ufficiale di Sailing Sardinia è Roberto
Marci
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