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24.04.2004

Windsurf, che succede?
Abbiamo captato l'e-mail che Antonello Ciabatti, surfista degli anni 90 ora tornato alla vela tradizionale, ha inviato alla direttrice di Windsurf Italia, la ventennale rivista di windsurf più importante d'Italia. Ma sembra che il nostro collaboratore abbia scatenato una reazione a catena. Infatti oltre alla risposta di Kiki Guindani (Windsurf Italia) è arrivato quasi immediato l'intervento di Andrea Cucchi e a seguire abbiamo interpellato Piero Gessa, responsabile della scuola vela del Windsurfing Club Cagliari

Ciao Kiki

Sono al Circeo per fare una regata di barche a vela

Sai con la vecchiaia sono tornato al vecchio e più comodo amore, la barca a vela. Il mio compagno di camera ha l'ultimo numero di Windsurf Italia. Sempre molto accattivante! Sai da quando ho smesso di surfare mi sono procurato diversi giochini nuovi: oltre alle regate in barca (Hobie Cat, J24, Altura ecc.), una moglie, due bambini, parapendio, mountain bike..... Però rimango sempre estasiato nel vedere immagini spettacolari di windsurf. I ricordi delle surfate a Funtana Meiga, a Chia e negli altri spot internazionali più famosi mi accompagnano sempre e a volte quando mi capita di parlare di surf mi rendo conto che l'entusiasmo mi prende un pò troppo la mano. Perchè ti scrivo? Leggendo la tua rivista mi è sembrato di capire che tutto il mondo del surf sia in un momento di confusione più totale. Rispecchia quello che sta accadendo in piccolo nel mio Windsurfing Club Cagliari. Pensa, ieri, a Cagliari c'era una Sciroccata incredibile, con delle onde incredibili, di quelle che vedi ogni 2 o 3 anni. Ho preso i bambini e li ho portati al mare per vedere l'eccezionale evento e le evoluzioni dei surfisti. Le onde sono riuscito a mostrargliele, ma i surfisti no. Porca miseria, possibile che con una mareggiata così non ci sia nessuno in mare? Ai miei tempi (classica frase da ex!) durante le Sciroccate eccezionali potevi contare non meno di 50 surfini in mare. Oggi è entusiasmante come allora surfare in mezzo ai frangenti di 2 metri. Cosa è successo? Per non parlare delle mitiche boline con partenza a coniglio fatte con altri 20, 30 surf. Se non ci fosse il mitico Andrea Cucchi (non posso che ringraziarlo per le grandi parole che ogni volta riserva per la nostra città) che trascina un pò di persone in mare, ci sarebbero solo Cico Natale e Angelo Pezza. Perchè succede. Non posso credere che il Kite stia ammazzando il windsurf. Non posso credere che il windsurf sia diventato noioso. Io penso che il problema più grande sta nel fatto che non esistono più competizioni chiare per tutti. Non ci sono i campioni che noi cercavamo di imitare. Anzi, guardando il giornale i campioni da imitare ci sono, ma sono sempre gli stessi dei miei tempi: Naish, Dunkerbeck.... Dopo di loro non ci sono state competizioni chiare che sfornassero veri campioni. Sai, ai miei tempi c'era la coppa del mondo con le sue tre specialità e in campo nazionale il C.I.F. Potevi parlare con chiunque e tutti avevano come riferimento queste due competizioni. Gigi Barrella era il più forte in Italia come Dunkerbeck il più forte al mondo. Ora i punti di riferimento sono quei surfisti che fanno il viaggio più bello, o chi collabora di più con la tua rivista o chi è più fotogenico. Andrea Cucchi è forse il più grande surfista che abbiamo mai avuto in Italia, ma è famoso molto di più per il suo impegno nella promozione del windsurf che per le sue prestazioni in regata. Mi sono ritrovato spesso al windsurfing club a parlare con lui sul mondo delle competizioni. Hanno fatto tante cose interessanti, come limitare l'attrezzatura da portare alle regate. Ti ricordi le nostre macchine al CIF? Con tutta quella roba sul portapacchi sembravamo degli albanesi! Poi i materiali consentono di regatare con limiti di vento veramente bassi riducendo radicalmente le trasferte buche. Però forse si è perso un pò in divertimento. Ho provato uno dei nuovi racer larghi come la porta di camera mia. Ottima bolina, ottima stabilità, ma dopo cinque minuti, senza allenamento con una 12 mt. ero cotto. E non percepisci il senso della velocità come nelle tavole più strette. Sicuramente non è una tavola che userei per farmi due bordi per puro divertimento. E' una tavola da usare solo ed esclusivamente in regata o competizione. Le regate immagino siano sicuramente molto divertenti se il fisico tiene. Mi sembra di ricordare le vecchie tavole a volume che in regata erano fantastiche (regatare è bello con qualsiasi mezzo!) ma surfare con quei barconi era una palla bestiale! Leggo su Windsurf Italia del ritorno dello slalom. Bellissimo! L'eccitazione che si prova in una partenza di slalom è incredibile! Ma leggo di un circuito di solo slalom che si aggiunge al caos di competizioni già esistente. Un'idea mi si insinua da tempo: Ma perchè non si fa un solo circuito stile Formula Windsurfing con due tipi di percorsi? Si potrebbe fare percorso up wind sotto i 15 nodi, e down wind con venti superiori, limitando le attrezzature in due tavole e due riggs. Il tutto lo si potrebbe abbinare alla disciplina di freestyle/wave in modo da avere, alla fine del circuito, un vincitore di racing, un vincitore freestyle e il supercampione overall. Non pensi che il messaggio ai media extra settore possa arrivare più chiaro? Non pensi che il tutto possa far ritornare la passione a molti di quei surfisti che hanno abbandonato le regate? Non pensi che i nuovi arrivati sappiano più chiaramente quali sono le regate da non perdere? Almeno così vedremmo se in una combinata vince Andrea Cucchi o Raimondo Gasperini!!!

 

Ti ho scritto questa lunga lettera perchè oggi il tempo brutto non ci ha permesso di regatare e dopo aver letto in lungo e in largo Windsurf Italia  mi sono venuti alla mente tutti questi pensieri. Un'ultima cosa. Mi è passato tra le mani il numero in cui windsurf Italia festeggiava i vent'anni. In primis grandi complimenti a te per essere stata in tutti questi anni il pilastro della rivista, ed essere riuscita a gestire tanti individui stile... Pietro Porcella. In secundis (si scrive così?) ti faccio una critica. C'è stato un periodo che noi sardi, (per due anni di seguito Gigi Barrella non ha perso una regata), abbiamo dominato i campi di regata nazionali (per quelli internazionali non abbiamo mai avuto tanti soldi) e mi è sembrato che lo strapotere sardo di quegli anni non sia stato evidenziato come meritava. Noi sardi, e tu lo sai benissimo, abbiamo sempre avuto un carattere particolare non siamo mai stati dei bravi promotori di noi stessi. Non siamo mai stati bravi a farci fare le foto però, in gara, ce la cavavamo.

 
Di questa e-mail fai ciò che vuoi, ma mi ha fatto passare un'oretta diversa  mentre fuori dell'albergo c'è un tempo veramente di mer.....

Ciao Kiki e Buon lavoro

 

 

Caro Pinzo, che piacere sentirti!
Non parlare di vecchiaia, perché se penso che io i prossimi anni che compio sono 45 non riesco neanche a crederci. E mio figlio ne ha già 17!
Ho letto con attenzione la tua mail, ma ho aspettato un po' a risponderti perché in effetti non so neanch'io cosa dirtiŠ La situazione windsurf è veramente strana, Neanch'io riesco a capire come siamo messi. Oltretutto io sono in mezzo a situazioni talmente diverse l'una dall'altra che non riesco neanche a capire cosa sia la cosa giustaŠ Ci sono gli entusiasti del freestyle che vivono nel loro mando fatto di regate (solo con montepremi, se no non vanno), più modaioli, più portati ad apparire, a mandare redazionali sul loro ultimo sponsor, ma sicuramente che creano più spettacolo in acqua e fuoriŠ
Ci sono gli appassionati di Formula (e ora forse anche di slalom) più seri, più concentrati sui risulati, sull'allenamento, che fanno migliaia di regate e regatine solo per il gusto di confrontarsi pagandosi tutto di tasca loroŠ
Ci sono i ragazzini dell'Aloha (o di quello che sarà la nuova monotipo) guidati dai pochi guru che hanno ancora la passione e la forza di portarli avanti (vedi Paolo Ghione) che stanno facendo buoni risultati anche in campo internazionale ma che sicuramente hanno meno spazio di ragazzini che fanno freestyle o wave in qualche paradiso tropicale e che già sono sponsorizzati dalle multinazionali del windsurf.
Ci sono i tanti surfisti freeride (che sono i veri lettori della rivista) che in effetti sono estremamente confusi su cosa fare, cosa comprare, come progredire, verso cosa andare.
Quest'anno in effetti sto cercando di dare + spazio a questi ultimi cercando di dare spazio sulla rivista alle loro richieste di consigli e alla loro voglia di farsi conoscere e di far conoscere gli spot dove escono.
Il wave in Itala è quasi morto agonisticamente parlando. I pochi wave man sopravissuti svernano tutti in altri continenti per poi accontentare gli sponsor con i servizi mandati alle rivisteŠ
Cosa dire? Si stava meglio quando si stava peggio?
La verità e che si sono creati tanti mondi diversi  e la figura del surfista overall non esiste più. Ora o sei un freestyler o sei un racer.
In coppa del mondo, oltre alle discipline classiche del freestyle , del wave e del racing (re-introdotto solo lo scorso anno) hanno rimesso l'Indoor e hanno introdotto il SuperX che è una nuova disciplina in cui si fa uno slalom eseguendo manovre di freestyle, saltando degli ostacoli, bardati con casco, impactwest e protezioni varieŠ non sanno più cosa inventarsi per creare spettacoloŠ e per trovare nuovi sponsor!
In Italia ogni tanto qualcuno si mette a cercare di "fare qualcosa per il windsurf" cercando di organizzare gare o eventi, ma non è facile e non tutti hanno voglia di farlo.
Io per prima, che sono ormai 21 anni che lavoro a Windsurf Italia, a volte, soprattutto sentendo i personaggi delle ditte che piangono sempre miseria (ma che non fanno e non hanno mai fatto un granchè per promuoverlo) mi lascio prendere dallo scoglionamento, poi però basta una lettera di un lettore che ha appena iniziato ed è cerca di comunicarci il suo  entusiasmo per la scoperta di questo meraviglioso sport che mi commuovo e penso a quanti bei momenti mi ha fatto vivere questo lavoro.
Così tiro avanti cercando di dare spazio a tutti sulla rivista e magari non accontentando nessunoŠ
Come il servizio sui vent'anni dove ho cercato di dare un po' di spazio a tutti, ma dove sicuramente ho dimenticato tanta gente Š
Cosa sperare per il futuro? A parte che il prezzo delle attrezzature cali il + possibile, non saprei neanch'io Š certo un grande circuito con tutte le specialità sarebbe bellissimo, ma non so se si riuscirà mai + ad averlo e mi sembra che i due mondi dei freestyler e dei racer si stiano dividendo sempre di +.
Fammi sapere se ti viene qualche idea Š
Spero di rivederti presto, magari a Cagliari, dove è da un po' di tempo che cerco di tornareŠ
Un abbraccio
Kiki

Ecco l'intervento di Andrea Cucchi

Antonello tu hai ragione per quanto riguarda 2 tavole\ 2 vele. A questo ci si sta arrivando lentamente. Adesso è stato messo a punto una disciplina che rende possibile e spettacolare lo sport in 5 nodi: La Formula. Con la 11 si può regatare da 6 a 25 nodi. Riparte lo slalom ed avremo una tavola e vela che riuscirà a dare spettacolo da 12 a 40 nodi...  e porterà molti nuovi partecipanti alle regate...... Gremania, Inghilterra e Polonia sono già partiti con questo programma.

Naturalmente il materiale costa, ma  anche quando facevi regate, giravamo con 4 tavole e 8 rigg. Ora molto meno e' la spesa per un non sponsorizzato. Con 2 mila euro ti compri tutto usato, e riesci ad essere competitivo come primo anno tra quelli del tuo livello. Non è una spesa enorme considerando il costo di molti sport dove bisogna utilizzare attrezzatura sportiva tecnica.

Purtroppo i vari Naish e Dunkerbeck hanno portato l'esasperazione nello sport.....non solo cose positive ed entusiasmanti.  Nella loro era, il materiale è stato sviluppato più diffcile e radicale facendo cosi diventare il windsurf  non di massa. Vedi quanta gente faceva il windsurfer ed ha smesso con i no-nose. Ultimo anno di PWA 34 atleti, l'anno dopo nella FW 120 iscritti.

Ora lo sport è diventato più facile. Tavole larghe da principianti plananti che abituano i principianti all'idea di planata con tavole larghe e vele più grandi per divertirsi in vento leggero. (non più solo sulle onde hawaiiane di Naish o vento nucleare di Bjorn di Pozo). Ora si può planare tutti i giorni ed è molto più comodo farlo con la 10 di adesso che una 6.5 di allora.

A Cagliari sono comunque una 15 i ragazzi che escono in FW. Purtroppo il più giovane ero io!  

Il problema di Cagliari è la scuola di windsurf. Sono miei amici i gestori ma non li ho visti attivi nel spingere i ragazzi, ( e ne hanno tanti d'estate), verso la strada dell'agonismo.  Il circolo dovrebbe obbligarli a promuovere tale attività.

Sono pochi i circoli in Italia che fanno fare attività agonistica ai ragazzi.  Spero che comunque in campo giovanile, la nuova z class olimpica aiuti i circoli ad attrezzarsi. L'optimist è lento noioso eppure i bambini sono migliaia. Anche i genitori surfisti dovrebbero spingere i loro figli a regatare sul windsurf.

Penso che piano piano il windsurf si stia riprendendo con queste nuove tavole più facili e plananti. Sono fiducioso. Vedo un potenziale enorme nel windsurf.

Siete molti che regatate il sabato a Cagliari in h.cat, ma durante la settimana non vi si vede in acqua. Età media: 45??

Mancano i giovani che purtroppo vengono rincoglioniti dai genitori che li tengono davanti al televisore. E con un'eta media di 45 non si può pretendere di vedere grande spettacolo in acqua in condizioni estreme.

Il kite ha portato via solo surfisti non interessanti per il windsurf. Ragazzi già vecchi, o che non hanno mai ottenuto dei risultati buoni nel windsurf. Il kite è ancora più di nicchia e tra poco sarà anche questo troppo tecnico, costoso e già troppe persone si sono fatte male,,,

Discorso Regatanti è un problema che esiste su tutte le riviste italiane: Funboard, non ho una foto da 3 anni. Windnews idem. Sarà anche perchè collaboro su Windsurf Italia, ma va bene cosi. Cerco di promuovere al meglio le regate con qualche articolo in più.  

Il discorso dei non regatanti o finti regatanti è una lotta che affronto da 10 anni sotto tutti gli aspetti. Nel Freestyle se uno sa fare un Vulcan, pretende già sponsor e attrezzature gratis e parla come se fosse Stone. Nella FW se uno partecipa ad una regata... idem, ma parla come se fosse Allen......ed è cosi che si presentano alle aziende.

Questi personaggi senza risultati si propongono alle aziende promettendo articoli sulle riviste in cambio del 50% di sconto su una vela.

Una volta che ottengono articoli naturalmente rovinano il mercato. Esempio: per 5 paia di occhiali non metto adesivi sulle vele e considero questo un mio sponsor. Non voglio dargli la soddisfazione di uscire per 12 mesi all'anno sulle riviste per 300euro di materiale gratis. Quando i finti pro naturalmente accettano di mettere adesivi ovunque per un paio di occhiali e poi escono in articoli di 10 pagine per una regata locale con 10 persone, o per un trip che si è pagato a sue spese, viene poi difficile per un pro chiedere 10,000euro per uscire sulle riviste di settore per pagarsi la trasferta per vari articoli.

Uso il mio esempio: per riuscire a guadagnare in questo sport ottenendo risultati, passo 4 ore di media in acqua, 2 ore in palestra, corsa e dieta....non ho forze poi la sera di andare per locali surfistici a fare il figo e dire quanto sono stato bravo a fare le Flaka (forse)....l'unico mio mezzo per dimostrarlo è con i risultati di classifica nero su bianco...Naturalmente quando poi vado dagli sponsor a fine stagione e dimostro che ho ottenuto lo stesso spazio nella rivista di uno che non ha risultati è imbarazzante sentirsi dire: però lui mi è costato 10 volte meno! Dopo magari un quinto ad un mondiale!

Ma sono tanti gli argomenti su come promuovere il windsurf. Ho parlato con il Marketing Sport Manager della Procter & Gamble che è un mio amico. Mi ha fatto un ricerca sul potenziale del windsurf. Dice che è enorme....ma purtroppo troppi personaggi di questo settore fanno il proprio interesse per guadagnare 5 lire oggi invece di milioni domani.....

Un saluto 

Andrea Cucchi

 

Infine Piero Gessa, responsabile della scuola windsurf del Windsurfing Club Cagliari.

Per quanto riguarda la scuola windsurf, secondo il mio parere, occorre fare una distinzione tra il windsurf agonistico e quello “turistico”. Il primo, è decisamente in crisi, per quanto detentori della medaglia olimpica, in Italia il ws agonistico non ha ancora capito da che parte deve andare, la tavola olimpica (Mistral), ormai anacronistica, sta agonizzando con una partecipazione alle regate dei soliti noti, o di pochi ragazzi costretti dagli allenatori su un mezzo che non piace e che si aspetta da un momento all’altro che venga sostituito anche a livello olimpico (in maggio sono previsti  i trias a Torbole). La formula invece è il ws del futuro (o meglio del presente) ma ha tutti i difetti del vecchi funboard, costi elevati, materiali sempre in evoluzione, fisico dell’atleta troppo determinante, la soluzione potrebbe essere le reintroduzione delle categorie di peso per gli atleti o di metratura delle vele. Anche a livello giovanile il caos regna sovrano, la classe Aloha, propedeutica per il Mistral è morta ufficialmente (la Tiga ha interrotto definitivamente la produzione), le federazioni sono confuse, per quest’anno la FIV porterà avanti il programma Aloha per l’anno prossimo……si vedrà! La federazione francese ha già adottato il BIC 293, una specie di tavola da formula, potrebbe essere una buona idea , anche perché la tavola è utilizzabile anche per i principianti non agonisti.

Per quanto riguarda il windsurf  amatoriale, la nostra scuola riscontra ogni anno un buon successo, non c’è crisi, il temuto kite si sta rivelando uno sport troppo estremo, ed il windsurf rimane comunque il mezzo più pratico per andare per mare. I corsi per i ragazzi di 7-14 anni nei mesi estivi sono strapieni, ma anche gli adulti continuano a fare corsi di ws e sono loro una volta terminato il corso a frequentare più assiduamente la scuola per noleggiare le tavole. Il fatto di utilizzare una tavola per l’agonismo e per l’iniziazione potrebbe essere un modo per facilitare le cose sia all’allievo sia al circolo non più costretto ad acquistare una quantità enorme di tavole con costi proibitivi. Piero gessa

 

Il fotografo ufficiale di Sailing Sardinia è Roberto Marci