Il periodo antico

Secondo la tradizione, l'Irlanda fu abitata dapprima da varie tribù. Le più importanti furono quelle dei Nemedian, dei Fomorian, dei Firbolg e dei Tuatha De Danann, tutti sottomessi successivamente dai Milesian (scozzesi). Nonostante l'isola comparisse con il nome di Ierne in una poesia greca del V secolo a.C. e come Hibernia e Juverna in varie opere della latinità classica, non appartenne mai all'impero romano e poco è noto sui suoi abitanti prima del IV secolo d.C., epoca in cui le tribù irlandesi degli scoti razziavano la provincia romana della Britannia. Le loro spedizioni si estesero alla costa della Gallia fino al tempo di Loigare, o re MacNeill (428-463), durante il cui regno San Patrizio si prodigò per convertire la popolazione. Benché il cristianesimo fosse stato già introdotto in alcun zone, Patrizio incontrò grandi ostacoli e la nuova fede si diffuse solo un secolo dopo la sua morte, intorno al 461.

Fin dagli inizi le varie province dell'Irlanda possedettero propri sovrani, tutti sudditi dell'ardri, o sommo monarca, che governava la regione centrale di Meath e risiedeva a Tara, una collina situata nell'odierna contea di Meath. I clan erano guidati da un capo scelto all'interno della famiglia più importante. Le leggi erano emanate da giuristi di professione, detti brehon, che ricevevano terre e notevoli privilegi.

Nel VI secolo sorsero grandi monasteri, che divennero centri di culto e di sapere agli inizi del Medioevo e formarono molti missionari, quali i santi Colombano e Brandano. Furono gli eremiti irlandesi a visitare per primi le isole Fær Øer, l'Islanda e la Groenlandia. Il fiorire della civiltà locale fu però frenato dalle incursioni degli scandinavi, che, cominciate verso la fine dell'VIII secolo, continuarono per più di duecento anni. I vichinghi crearono insediamenti sulla costa orientale dell'Irlanda e da lì condussero le loro razzie nell'interno fino alla sconfitta di Clontarf (1014), nei pressi di Dublino, a opera del re irlandese Brian Boru.

Il periodo anglonormanno

 

Il primo passo verso la conquista anglonormanna dell'Irlanda si deve a Enrico II d'Inghilterra, che nel 1155 sostenne di aver ottenuto dal papa Adriano IV una bolla con l'autorizzazione a impadronirsi dell'isola, condizionata al pagamento di una rendita annuale al tesoro pontificio. La bolla fu probabilmente un falso e nulla successe fino a quando Dermot MacMurrough, il deposto sovrano di Leinster, cercò rifugio alla corte di Enrico, che gli permise di arruolare truppe inglesi per recuperare il trono. Nel 1169 Dermot ritornò in Irlanda con mercenari stranieri e numerosi alleati irlandesi, riuscendo a riconquistare parte dei suoi domini e a far capitolare Dublino e altre città della costa orientale. Alla sua morte il genero Richard Strongbow, secondo conte di Pembroke, avanzò pretese alla successione nel regno di Leinster. Nel 1172 Enrico II sbarcò in Irlanda con un grande esercito e ricevette gli omaggi di numerosi capi locali e normanni; a questi ultimi, suoi diretti sudditi, concesse proprietà terriere sull'isola, che essi riuscirono però a occupare con grandi difficoltà. Il governo fu affidato a un viceré e nelle zone assoggettate all'Inghilterra fu introdotto il sistema legislativo normanno.

Nel XIII secolo avventurieri anglonormanni si avvicendarono al potere nelle province dell'isola. I Fitzgerald s'impossessarono di Kildare e del Munster orientale; i Le Botiller, o Butler, del Munster occidentale; i de Burgh s'insediarono a Connaught. Dopo la battaglia di Bannockburn (1314) Edward Bruce, il fratello minore del re scozzese Robert Bruce, invase l'Irlanda e tentò, senza esito, di rovesciare il predominio degli inglesi, che spinsero il papa a scomunicarlo insieme ai suoi alleati irlandesi. Benché l'impresa di Bruce fallisse, il suo tentativo d'invasione segnò il momentaneo declino del potere inglese sull'isola.

I discendenti dei più potenti coloni anglonormanni si fusero gradualmente con la popolazione locale, di cui finirono per assorbire lingua, abitudini e leggi. Ciò incontrò l'opposizione del parlamento anglo-irlandese, che nel 1366 decretò, con lo statuto di Kilkenny, la scomunica e gravi sanzioni a coloro che avrebbero adottato i costumi o si sarebbero alleati con la gente dell'isola. Lo statuto rimase tuttavia inapplicato, nonostante Riccardo II d'Inghilterra nel XIV secolo inviasse in Irlanda agguerriti contingenti di truppe. Il potere dei signori locali crebbe talmente che, al tempo della guerra delle Due rose fra York e Lancaster, l'autorità della corona inglese si ridusse alla zona nota come English Pale, un piccolo distretto costiero limitrofo a Dublino e al porto di Drogheda. L'Irlanda si schierò con gli York, che furono sconfitti.

Il periodo della supremazia inglese

Enrico VII riconfermò inizialmente viceré d'Irlanda Gerald Fitzgerald, ottavo duca di Kildare, benché fosse sostenitore dei suoi avversari. Ma allorché questi offrì aiuti agli York, il re lo sostituì (1494) con Edward Poynings, uomo d'armi e diplomatico, fedelissimo alla corona inglese, che convocò il parlamento di Drogheda e varò leggi a difesa dell'English Pale, a svantaggio dei signori angloirlandesi. Questi ebbero il veto di esercitare il potere sulla nobiltà minore, di riscuotere esazioni dai fittavoli e di riunire forze armate. Lo statuto di Kilkenny, che costringeva gli inglesi e gli irlandesi a vivere separati e proibiva la legislazione e gli usi locali nel Pale, fu riconfermato. Il re si arrogò tutte le funzioni statali, tra cui quella di magistrato, e l'intero corpus giuridico inglese fu esteso al Pale. Ancora più importante fu la legge Poynings, che assoggettava il parlamento irlandese alla corona d'Inghilterra, alla quale spettava l'approvazione di ogni proposta legislativa e la concessione di riunire il parlamento.

Quando Enrico VII reinsediò Kildare, il più potente dei nobili irlandesi, nella carica di viceré, il Pale crebbe e prosperò. Enrico VIII, nel 1537 cercò d'introdurre la Riforma in Irlanda, con conseguente chiusura dei monasteri: i capi locali furono compensati con una parte dei beni ecclesiastici confiscati, con titoli nobiliari inglesi e con la riconferma delle loro terre. Seguì una politica di conciliazione con gli irlandesi, che rimasero sottoposti alle proprie leggi, mentre una commissione inglese esercitava la giustizia nel rispetto degli usi locali e in un clima di pace. Il parlamento del 1541, cui presenziarono per la prima volta i capi locali insieme ai signori del Pale, cambiò il titolo di signore dell'Irlanda, conferito a Enrico VIII dal papa, in quello di re dell'Irlanda.

Agitazioni religiose

I disordini che caratterizzarono i regni di Edoardo VI e Maria Tudor ebbero sull'Irlanda scarsa risonanza religiosa ma un grande impatto politico-sociale. Benché Maria fosse cattolica, fu la prima a inviare sull'isola coloni inglesi, che sottrassero le terre agli abitanti delle contee di Kings e di Queens (odierne Offaly e Laois). Elisabetta I seguì dapprima la politica paterna di conciliazione con i capi irlandesi ma la rivolta del capo dell'Ulster, Shane O'Neill, la costrinse a misure più severe; fu approvata una legge che divideva l'Irlanda in contee e i commissari di giustizia ricevettero poteri militari, che usarono spesso in modo arbitrario, portando a ulteriori sommosse da parte dei cattolici irlandesi. James Fitzgerald, conte di Desmond, della potente casata dei Geraldine che governava su buona parte di Munster, fu sconfitto dopo una lunga lotta. Hugh O'Neill, barone di Dungannon e conte di Tyrone, debellò un esercito inglese a Blackwater e sconfisse Robert Devereux, conte di Essex, che Elisabetta gli aveva mandato contro. Verso il 1603 O'Neill fu tuttavia costretto a sottomettersi. Durante la guerra entrambe le parti si abbandonarono a nefandezze di ogni tipo. Per annientare la resistenza locale gli inglesi devastarono villaggi, raccolti e bestiame, mandando a morte molte persone. Il Munster e l'Ulster furono per buona parte messi a ferro e fuoco, mentre la fame mieteva più vittime della guerra.

Sotto Elisabetta e Giacomo I il potere della Chiesa anglicana si estese all'Irlanda, subentrando alla Chiesa del Pale e alla Chiesa celtica, cattolica, da secoli in lotta tra loro. Quasi tutta la popolazione celtica irlandese e la maggioranza degli abitanti del Pale rimasero cattolici, anche perché la Chiesa anglicana si prestava alla strumentalizzazione politica da parte degli organi di governo inglesi insediati nel castello di Dublino.

Durante il regno di Giacomo I la legge inglese fu estesa a tutta l'Irlanda. Le ultime parvenze di autonomia del parlamento irlandese furono distrutte dalla creazione di 40 seggi elettorali in altrettanti piccoli villaggi, una manovra politica che assicurò la maggioranza permanente nell'aula alla corona inglese.

La severa ma vigorosa amministrazione di Thomas Wentworth, conte di Strafford e viceré sotto Carlo I, portò ordine e prosperità in Irlanda. Rendendo più equilibrato il numero di cattolici e di protestanti in parlamento e facendo balenare ai primi la promessa della tolleranza religiosa, egli riuscì a ottenere fondi per il re in lotta contro il parlamento inglese. Gli irlandesi estromessi dall'Ulster e da altre zone approfittarono tuttavia dell'instabilità della corona per riappropiarsi dei loro beni.

Nel 1641 Rory O'More si pose a capo di una congiura per la conquista di Dublino e la cacciata degli inglesi, che furono espulsi dall'Ulster in un crescendo di azioni sanguinose; gli scozzesi dell'Ulster furono invece risparmiati. Agli insorti si unirono presto i signori cattolici del Pale; insieme scelsero il Consiglio supremo per il governo dell'Irlanda. Carlo I inviò Edward Somerset, conte di Glamorgan, a trattare, con la promessa di concedere alla Chiesa cattolica il predominio religioso in Irlanda in cambio di aiuti. Nel 1647 ebbe fine l'alleanza tra i signori del Pale, che miravano unicamente alla tolleranza religiosa, e gli irlandesi autoctoni, che volevano la restaurazione del vecchio sistema di distribuzione delle terre. Nel 1648 lo statista e uomo d'armi irlandese James Butler, conte di Ormonde, viceré di Carlo I, riuscì a coalizzare i signori cattolici intorno al partito del re.

L'Irlanda dal 1650 al 1700

Nel 1649 Oliver Cromwell sbarcò a Dublino, città che i signori cattolici non erano riusciti a espugnare. I 10.000 soldati del New Model Army, l'esercito forgiato da Cromwell, considerandosi vendicatori protestanti della rivolta del 1641 oltre che sostenitori della lotta del Parlamento contro la fazione del re, assaltarono Drogheda e passarono a fil di spada la sua guarnigione di 2000 uomini. L'attacco a Wexford ebbe un esito simile. Henry Ireton ed Edmund Ludlow, successori di Cromwell, conclusero con successo la guerra, confiscando e dividendo tra le forze parlamentari le terre migliori di Munster, Leinster e Ulster. I proprietari cattolici e realisti furono esiliati a Connaught. Sotto Carlo II una parte delle terre confiscate venne restituita, anche se due terzi rimasero ai protestanti, e Ormonde, il viceré, si adoperò per ristabilire l'ordine e promuovere le attività industriali. Giacomo II ribaltò la politica di Carlo II. Il suo viceré, Richard Talbot, conte di Tyrconnel, concesse ai cattolici incarichi statali e il controllo della milizia organizzata precedentemente da Ormonde. Ciò guadagnò l'intera popolazione cattolica alla causa di Giacomo II nella cosiddetta Gloriosa Rivoluzione del 1688. Quando, nel 1689, Giacomo sbarcò a Dublino, Talbot aveva già riunito un esercito irlandese per sostenerlo. I protestanti furono cacciati dalle loro case e si rifugiarono nelle città di Enniskillen e Londonderry. Il parlamento del 1689 restituì tutte le terre confiscate precedentemente (1641) e approvò una legge contro i sostenitori di Guglielmo III. Costui sbarcò nell'isola e nel luglio 1690 sconfisse le forze irlandesi nella battaglia di Boyne. Non riuscì, tuttavia, a espugnare la città di Limerick, ma l'anno dopo i suoi generali sconfissero l'esercito irlandese ad Aughrim, e Limerick dovette capitolare. Il trattato di Limerick (1691), concedeva ai cattolici alcune libertà in materia di culto e di religione, nonché il recupero delle terre possedute sotto Carlo II.

In seguito il parlamento inglese costrinse Guglielmo a revocare le concessioni del trattato di Limerick sulla restituzione delle terre e il parlamento irlandese violò i termini relativi alla tolleranza religiosa varando leggi penali rivolte soprattutto contro i cattolici. I commerci e le industrie irlandesi furono deliberatamente annientati dagli inglesi. Se già decreti del 1665 e del 1680 proibivano l'esportazione di bestiame, latte, burro e formaggio dall'Irlanda all'Inghilterra, anche il commercio della lana, seppure gestito dai protestanti, fu bloccato dalla legge del 1699, che vietava l'esportazione di capi in lana verso qualsiasi paese. Queste misure causarono un graduale declino economico e l'emigrazione massiccia dal paese; i cattolici ripararono in Spagna e Francia, i protestanti in America.

Influssi rivoluzionari

La guerra d'Indipendenza americana suscitò molte simpatie nell'Ulster, specialmente presso i presbiteriani, che, non potendo accedere alle cariche pubbliche, chiedevano l'emancipazione per sé e per i cattolici. Nel 1778 il parlamento irlandese approvò una legge che eliminava alcune più ingiuste discriminazioni. Intanto i protestanti irlandesi, con la scusa di difendere il paese dalla Francia, alleata dell'America, avevano costituito associazioni militari volontarie. Così spalleggiati, chiesero l'indipendenza legislativa per l'Irlanda e ottennero, su mozione dello statista e oratore britannico Charles James Fox, la revoca della legge Poynings e di buona parte dei decreti anticattolici. Il parlamento irlandese era tuttavia composto interamente da protestanti della Chiesa ufficiale di stato, contrari a estendere il suffragio ai cattolici.

In Irlanda i principi della Rivoluzione francese trovarono la loro più potente espressione nella Società degli Irlandesi Uniti, che organizzò la rivolta del 1798. I contadini si sollevarono a Wexford e, benché male armati, combatterono valorosamente. Proprio quando Dublino pareva sul punto di capitolare, gli insorti furono sconfitti dalle forze regolari a Vinegar Hill, nonostante lo sbarco di 1100 francesi nella baia di Killala. Il primo ministro inglese William Pitt il Giovane capì che l'unione legislativa di Gran Bretagna e Irlanda, insieme all'emancipazione cattolica, era l'unico rimedio alla rivolta cattolica e al dominio protestante in Irlanda. Con donazioni in denaro e favori indusse il parlamento irlandese ad approvare una legge che il 1° gennaio 1801 proclamò formalmente l'unione. L'opposizione di Giorgio III impedì però a Pitt di realizzare anche la promessa emancipazione dei cattolici.

L'unione

Da allora la storia dell'Irlanda è connessa soprattutto alla lotta per la libertà civile e religiosa e per l'autonomia dalla Gran Bretagna. Subito dopo la ratifica dell'unione, lo scontento degli irlandesi sfociò nella sommossa del 23 luglio 1803, guidata dal patriota Robert Emmet e rapidamente repressa. Nel 1823 sorse l'Associazione Cattolica che chiese, e infine ottenne, la completa emancipazione di culto. Nel 1828 i cattolici furono autorizzati ad accedere alle cariche pubbliche e nel 1829 poterono sedere in parlamento. Cominciarono allora le lotte per l'eliminazione della decima, un tributo che tutti gli irlandesi, cattolici inclusi, dovevano pagare per il mantenimento della Chiesa anglicana locale. Grandi crudeltà furono perpetrate da entrambe le parti durante il conflitto, che ebbe anche come obiettivo la revoca dell'atto di unione.

La riforma del parlamento britannico nel 1832 elevò il numero di rappresentanti irlandesi da 100 a 105 e concesse maggiore potere alla classe media, indebolendo l'aristocrazia pro-inglese. Nel 1838 fu approvato un decreto che trasformava la decima in affitto da pagarsi ai proprietari terrieri, cosicché l'agitazione contro la Chiesa anglicana si placò. Dal 1845 al 1847 l'Irlanda subì gli effetti di una disastrosa carestia per la perdita del raccolto delle patate. Si calcola che alla fine del 1848 la popolazione calasse di due milioni di persone, in seguito alle massicce emigrazioni (soprattutto in America) e ai decessi per fame.

Società rivoluzionarie

 

Nell'ultimo terzo dell'Ottocento entrò in vigore una serie di riforme ecclesiastiche e agrarie. Le agitazioni per l'autonomia trovarono il loro principale campione nel leader nazionalista Charles Stewart Parnell. Tra le molte società segrete attive per la creazione della repubblica irlandese, quella degli Invincibili, di matrice estremista, già nel 1867 aveva lanciato nelle contee di Dublino e Kerry una rivolta, fallita. Nel 1882 i rivoluzionari uccisero il governatore britannico Frederick Charles Cavendish, e il suo vice, Thomas Henry Burke, per protesta contro l'Atto di Coercizione del 1881, che dava al viceré il potere di arrestare chiunque sul semplice sospetto di tradimento, intimidazione e reati simili. L'Atto Criminale, approvato subito dopo il doppio assassinio, rese i provvedimenti ancora più severi. In Inghilterra il primo ministro William Gladstone cercò di risolvere la questione irlandese con un decreto sull'autonomia che, introdotto formalmente nel 1886, dava al parlamento irlandese il diritto di nominare il governatore, benché il potere di esigere tasse rimanesse appannaggio del parlamento britannico. Parnell accettò il decreto, che trovò tuttavia grandi opposizioni nell'Ulster e in Inghilterra e non passò alla Camera dei Comuni. Nel 1893 Gladstone fece un'altra proposta di legge, che fu respinta dai Lord.

Alla svolta del secolo si svilupparono due nuove forze, in un certo senso avulse dalle lotte politiche e religiose: l'Irish Agricultural Organization Society (1894) e la Lega Gaelica (1903). La prima mirava a realizzare nel settore economico ciò che la seconda cercava di perseguire in campo intellettuale, cioè la rivalutazione intrinseca dell'Irlanda, della sua economia, della sua cultura e della sua civiltà. Nel 1902 il leader politico e giornalista Arthur Griffith fondò il Sinn Féin, che divenne partito politico nel 1905. Sorto come organizzazione per promuovere il benessere economico dell'Irlanda e per ottenere la completa indipendenza, il Sinn Fein divenne il più importante partito politico del paese e una forza propulsiva per il raggiungimento della finale autonomia

 

 

A1)  San Patrizio (389 ca. - 461 ca.), prelato cristiano, detto "apostolo d'Irlanda", nato probabilmente nell'Inghilterra sudoccidentale. Rapito adolescente da predoni irlandesi, si racconta che trascorse la prigionia come mandriano vicino alla montagna Slemish nella contea di Antrim o in quella di Connacht. Ebbe visioni che lo indussero alla fuga, che mise in atto dopo sei anni di schiavitù raggiungendo la costa settentrionale di Gaul (nell'attuale Francia). Ordinato sacerdote, forse da san Germano, a Auxerre, tornò in Irlanda dove, poco dopo il 431, venne nominato successore di san Palladio, primo vescovo d'Irlanda. La leggenda vuole che per rappresentare la trinità usasse il trifoglio, che perciò è diventato il simbolo nazionale irlandese.

 

A2)Anglicanesimo Una delle principali confessioni cristiane, i cui fedeli costituiscono la Chiesa di Inghilterra, nota anche come Chiesa anglicana. La Chiesa anglicana nacque nel XVI secolo in seguito alla decisione di re Enrico VIII di svincolare il cattolicesimo inglese dalla dipendenza del papato romano: il re, contrariato dal rifiuto di papa Clemente VII di annullare il suo matrimonio con Caterina d'Aragona, indusse il Parlamento ad approvare, fra il 1529 e il 1536, una serie di risoluzioni – fra cui il celebre "Atto di Supremazia" del 1534 – che sottraevano al papa ogni potere sulla Chiesa inglese, assegnando al sovrano la giurisdizione in campo ecclesiastico. A questi atti fondativi risale quindi l'istituzione del divorzio, che la Chiesa anglicana riconosce, discostandosi dalla concezione della indissolubilità del matrimonio religioso sancita dalla Chiesa cattolica.

 

 

A3 )LIMERICK( Luimneach), città e porto dell'Irlanda, situata nella regione sudoccidentale dell'isola, capoluogo dell'omonima contea, sull'estuario del fiume Shannon. Limerick è uno dei principali porti irlandesi, ed è a pochi chilometri di distanza dall'aeroporto internazionale di Shannon. Le industrie principali sono legate al settore alimentare; vi sono inoltre varie manifatture tessili. La parte più antica della città risale al secolo IX. Abitanti: 75.436 (1991).

 

 

 

 

A4 ) Sinn Féin (Gaelico, "noi da soli"), partito nazionalista irlandese fondato da Arthur Griffith nel 1905 a Dublino. Fino al 1917 fu un'organizzazione pacifica, creata a scopo di propaganda, che intendeva promuovere la causa irlandese attraverso campagne di stampa, prospettando misure protezionistiche che permettessero lo sviluppo di un'industria locale, nonché l'introduzione di una duplice monarchia per Inghilterra e Irlanda, sull'esempio di quanto fatto per Austria e Ungheria nel 1867. Queste idee non ebbero seguito, ma nel 1916 l'insurrezione di Pasqua trasformò il Sinn Féin in un movimento repubblicano che, sebbene non fosse ufficialmente responsabile della rivolta, vi fu associato dalla stampa.

Dopo l'esecuzione dei capi della sommossa, il Sinn Féin divenne il fulcro della protesta contro il dominio inglese in Irlanda. Nel 1917 fuse in sé i due rami del movimento nazionalista, quello che agiva legalmente e l'ala militare. Uno dei leader delle rivolte del 1916, Eamon De Valera, fu il primo capo riconosciuto del secondo Sinn Féin. La già grande popolarità del movimento crebbe in seguito alla campagna anticoscrizione organizzata nel 1917-18 contro la possibilità prospettata dal governo inglese di arruolare a forza gli irlandesi nell'esercito britannico impegnato nella prima guerra mondiale. Alle elezioni del 1918 il Sinn Féin ottenne 73 dei 105 seggi disponibili e l'anno seguente i suoi deputati si costituirono in parlamento nazionale (Dáil Eireann) a Dublino; a esso i volontari armati dell'Irish Republican Army (IRA) giurarono fedeltà nel momento in cui diedero inizio alla guerra d'indipendenza aprendo gli scontri con le forze inglesi stanziate nell'isola.

Il trattato del 1921 concluso con il governo britannico, con cui l'Irlanda (a eccezione delle contee dell'Ulster) otteneva lo status di dominion nell'ambito del Commonwealth, divise il Sinn Féin tra quanti (guidati da Michael Collins) vedevano in quell'accordo l'inizio di una graduale acquisizione dell'indipendenza, e le correnti radicali e separatiste, favorevoli alla "linea dura" di Eamon De Valera; dopo sei mesi, i contrasti interni degenerarono in guerra civile.

Usciti vittoriosi dalla lotta, i moderati favorevoli al trattato assunsero la guida delle istituzioni dello Stato libero d'Irlanda, organizzandosi nel nuovo partito Fine Gael, mentre De Valera e i suoi seguaci fondarono un terzo Sinn Féin, dal quale sarebbero usciti nel 1926 per costituire il Fianna Fáil ("uomini del destino"). Da allora il Sinn Féin divenne un'organizzazione marginale sia in Irlanda sia nell'Ulster, facendosi portavoce del movimento clandestino armato dell'IRA.

L'esplodere delle campagne per i diritti civili nel 1968 rilanciò le sorti del movimento, parallelamente al nuovo clima di consenso creatosi attorno all'IRA. Nel 1970, tuttavia, un nuovo scontro oppose coloro che erano favorevoli all'unificazione, operando con mezzi pacifici e all'interno della legalità, a quanti intendevano perseguire i propri obiettivi e ottenere il ritiro delle truppe britanniche dall'Ulster attraverso l'azione armata. Questi ultimi dichiararono guerra alla Gran Bretagna, moltiplicando le azioni terroristiche fino al cessate il fuoco dell'agosto 1994; i moderati si inserirono invece nella scena politica irlandese, trasformandosi nel 1977 nel Sinn Féin dei lavoratori, e nel 1992 nel partito della Sinistra democratica.

In Irlanda del Nord nei primi anni Ottanta l'IRA e i membri del Sinn Féin misero a punto una strategia d'azione tesa a sfruttare le opportunità offerte tanto dalla clandestinità quanto da un'azione politica ufficiale: mentre il braccio armato proseguiva nella sua azione violenta, il Sinn Féin iniziò a partecipare alle competizioni elettorali, raccogliendo successi a livello locale (alle elezioni del maggio 1996 in Irlanda del Nord raccolse il 15,47% dei voti). La tregua totale e incondizionata annunciata dall'IRA nel 1994 permise al Sinn Féin di aprire un negoziato sul futuro dell'Ulster con i governi irlandese e britannico, che nonostante la ripresa dello scontro armato nel 1995 portò nel 1996 alla firma di alcuni accordi provvisori tra le parti.