Parrocchia S. Maria del Soccorso

Quaresima 2001

Luca 15, 1-3.11-32   Il Padre misericordioso

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Vedere

- Gesù frequenta abitualmente gente poco per bene e ciò provoca disapprovazione tra gli scribi e i farisei: è per questo che Gesù racconta la parabola. 

- Il racconto si divide in due parti, che iniziano con l'entrata in scena dei due fratelli e che finiscono con il ritornello: "era perduto ed è stato ritrovato". 

- Il protagonista della parabola è il Padre "prodigo di misericordia", il quale non cessa di amare il figlio, che si è allontanato da casa e continua ad attenderlo e quando ritorna, gioisce profondamente e desidera che anche il fratello maggiore gioisca con lui. Non gli interessa il fatto che abbia dissipato tutto, ma che abbia capito e che sia ritornato. Questo è il volto di Dio testimoniato da Gesù. 

- Il vero peccato del figlio minore sta nel desiderare la felicità e la libertà fuori di casa. Il resto è conseguenza. Il ritorno è determinato dall'aver capito che a casa si sta meglio. La conversione è un ritorno a casa: qui stanno la felicità e la libertà. Convertirsi è cambiare mentalità, comprendere che stare con Dio è liberante e gioioso. 

- Il figlio maggiore è rimasto in casa, ma anche lui è convinto che stare in casa sia faticoso, sia un sacrificio, è convinto che fuori si stia meglio. E' incapace di condividere la gioia del padre, perché non vede nel fratello che si è allontanato un povero da salvare, ma semmai un fortunato, che se l'è spassata, da punire. Non si sente figlio felice e riconoscente per il fatto che è in casa. E ' la figura dei farisei, cui si rivolge Gesù.

Contemplare

- Contempliamo il vero, meraviglioso volto di un Dio, che ci tratta come figli, coeredi e commensali, ma che ci lascia partire e ci attende, e quando ci scorge da lontano, ci corre incontro, ci getta le braccia al collo, ci bacia...e fa festa, perché torniamo..., ogni volta che 'capiamo' e ci lasciamo abbracciare da Lui nel sacramento del Perdono. 

- Il peccato dei due figli, sia del minore che se ne va, sia del maggiore che resta, ma che è triste, sta nel fatto di non aver capito che la vera gioia e libertà è nel vivere la Parola di Dio, nel godere della sua Presenza, del suo Amore, dei suoi doni. E' il peccato di tutti noi. 

- La conversione non è un 'prezzo' da pagare, ma un rendersi conto, spesso dopo aver assaporato la disillusione, che 'tornare a casa' , cioè ritornare a Dio, è la vera vita.

Agire

- Ho capito che vivere cristianamente, fedele alla Parola, è liberante e costruttivo? Vivo gioioso e riconoscente, senza invidia del ritorno degli altri o gelosie per il perdono di Dio? Auguro a tutti la stessa mia gioia? Sento che qui devo convertirmi?

- Davanti a uno che sbaglia è spontanea in me la reazione dei farisei e del fratello maggiore o quella del Padre? Questo Vangelo mi fa pensare ad alcune persone concrete nel mio ambiente di vita?