Parrocchia S. Maria del Soccorso

Tempo di Pasqua 2001

3^ Domenica

At.5,27-32.40-41; Ap.5,11-14; Gv.21,1-19:

Quando Dio irrompe...la storia riprende

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    II Vangelo di Giovanni ripropone anche questa domenica l'evento della risurrezione. Ges¨ appare ai discepoli tornati in Galilea al loro lavoro. ╚ come una seconda chiamata, e la storia riprende.
    L'episodio della pesca ci insegna che senza Cristo la pesca Ŕ sterile, con Cristo invece la pesca Ŕ abbondante. ╚ il simbolo della vita. Senza fede o con fede, senza Dio o con Dio. La vita si riempie di serenitÓ, coraggio, fraternitÓ (tutte cose che danno alla vita il sapore), se si fa posto a Dio. Altrimenti scorre vuota.
    I sette non riconoscono subito Cristo risorto. Questo riconoscimento richiede un cammino di pazienza. Non Ŕ una folgore. Ges¨ si presenta in modo velato. La stessa cosa avviene anche coi discepoli di Emmaus; "I loro occhi erano velati, tanto da non riconoscerlo". Riconoscere Ges¨ quando si presenta a noi quotidianamente come risorto non Ŕ cosi facile. C'Ŕ un itinerario di fede da percorrere, non dipende pi¨ puramente dagli occhi. La sua presenza Ŕ reale ma velata. Ci si deve mettere in ricerca, dare fiducia ai segni, impegnarsi, buttare la rete con fiducia. Solo chi si apre alla disponibilitÓ, alla fiducia e alla speranza pu˛ conoscere Dio. Se per lungo tempo trascuriamo di cercare, di pregare, nel cuore Dio finisce per morire come una pianta quando Ŕ trascurata.

E' il Signore

    ╚ Giovanni a riconoscere che l'uomo che sta sulla riva Ŕ il Signore. FinchÚ una persona non giunge a questa intuizione, Ŕ ancora un trascinato dalla fede immatura. Quando San Paolo vuole riassumere la vita cristiana dice; "Se tu crederai col cuore e confesserai con la bocca che Ges¨ Ŕ il Signore, sarai salvo". ╚ la proclamazione della nostra fede, Ŕ confessare che colui che Ŕ vissuto in mezzo a noi e che noi abbiamo ucciso ingiustamente rifiutando l'amore Ŕ risorto. E' il Figlio di Dio, viene per offrirci il suo perdono, per dirci che ha un disegno di amore su di noi.
    Sulla spiaggia Ges¨ mangia coi suoi discepoli. ╚ una mensa povera ma straordinaria a causa della presenza del Signore; rimanda ad altre cene, soprattutto a quella celebrata nel cenacolo o a quella coi discepoli di Emmaus. Mangiare insieme Ŕ un segno di comunione e fraternitÓ. Nel regno di Dio il Signore stesso sederÓ a mensa coi suoi. La chiesa giÓ ora, in anticipo, vive questa comunione col suo Signore. Ges¨ stesso distribuisce i pani e i pesci: un silenzioso memoriale della moltiplicazione dei pani e dell'ultima cena. Il gesto di Ges¨ che distribuisce ci assicura che il Signore risorto continua a fare quello che ha sempre fatto nella sua vita terrena: servire. Servire dice l'identitÓ del Signore e quella del suo discepolo.
    Il dialogo intenso tra Ges¨ e Pietro evidenzia la sua triplice riabilitazione che cancella il suo triplice rinnegamento e la radice di questo perdono Ŕ nell'amore che diventa il fondamento della missione pastorale comunicata all'apostolo. Cristo resta il supremo pastore delle pecore ma ora si rende visibile nella chiesa attraverso l'azione di un pastore concreto che guida la comunitÓ dei credenti in lui. E il pastore terreno deve esse pronto - come il buon pastore - a "dare la vita per le sue pecore".

Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini

    Negli Atti degli apostoli costatiamo come Pietro vive la sua missione con coraggio. Di fronte all'autoritÓ del sinedrio rivendica il diritto di annunciare la Parola del Signore risorto: "Bisogna obbedire a Dýo prima che agli uomini". Testimonia con coraggio che "il Dio dei nostri padri ha resuscitato Ges¨ che voi avete ucciso appendendolo alla croce e lo ha innalzato facendolo capo e salvatore". "Risurrezione" e "innalzamento" sono i due volti della Pasqua di Cristo, sono il segno della sua vicinanza (Ŕ presente e operante in mezzo a noi) e del suo mistero (appartiene alla sfera del divino in cui Ŕ ritornato dopo il suo passaggio in mezzo a noi).

Le nostre assemblee eucaristiche domenicali

    Nel brano dell'Apocalisse contempliamo la corte celeste convocata a celebrare la liturgia dell'Agnello immolato e glorioso (Cristo morto e risorto). Attorno al Padre e al Figlio c'Ŕ un'immensa schiera di angeli e di giusti che intonano l'inno della lode perenne. Le nostre liturgie Pasquali sono quasi un riflesso anticipato di quella adorazione perfetta cui saremo chiamati. "Noi ora vediamo, come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia" (1Cor.13,12).