Parrocchia S. Maria del Soccorso

Tempo di Pasqua 2001

7^ Domenica

Atti 1,1-11, Eb. 9,24-28; 10,19-23; Lc. 24,46-53:

L'ascensione di Gesù: punto di arrivo e di partenza

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    Luca termina il suo Vangelo raccontando brevemente l'ascensione di Gesù, e inizia il libro degli Atti degli Apostoli raccontando lo stesso episodio; per lui l'ascensione è un punto di arrivo e di partenza, conclude la vita di Gesù (è venuto dal Padre e ritorna al Padre) e inizia la storia della Chiesa, la nostra storia.
    Con questo è già chiaro che il mistero dell'ascensione ci tocca da vicino. Vangelo e Atti si preoccupano di descriverci i comportamenti, lo stile, che la comunità cristiana deve assumere se vuole essere fedele al compito che Gesù - prima di salire al Padre - gli affida: il compito di rappresentarlo fra gli uomini nel tempo della sua assenza (apparente).
    Al primo posto Luca pone l'intelligenza delle Scritture: "aprì loro la mente e l'intelligenza delle Scritture". Senza la luce della Parola di Dio consegnataci nelle Scritture, non si riesce a sciogliere il groviglio della storia umana, neppure il groviglio della nostra personale esistenza. Come capire, ad esempio, la morte, la sofferenza. la violenza che trionfa e l'onestà calpestata; è solo la comprensione della croce, il cuore delle Scritture che getta su tutto questo un po' di luce!
    Luca menziona poi la predicazione: "nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati" e "mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra". La Parola che ti ha illuminato e ti ha mostrato la direzione in cui camminare non puoi tenerla chiusa nel segreto della tua mente e della tua vita personale: la luce che ti ha illuminato deve farsi predicazione, voce forte che pubblica; "predicare" è il verbo del banditore pubblico che in piazza grida la sua notizia. Luca sottolinea che si deve predicare a tutti fino agli estremi confini del mondo.

Il Vangelo vissuto: la miglior predica

    Luca riassume in due parole la notizia che deve essere gridata: il perdono e la conversione. Come dire, la gioia e l'impegno, la notizia e la conseguenza che bisogna trame.
Dire "perdono dei peccati" significa affermare che l'amore di Dio è più grande del nostro male, un amore gratuito e senza limiti. Ognuno è in grado di apprezzare la gioia e il sollievo, di una vita segnata per intero dal perdono di Dio. La nostra è un'esistenza perdonata.
    Anche la Parola "conversione" deve essere compresa nell'ambito del perdono: il perdono fra noi, questo il succo della conversione. Dal momento che Dio c'insegue col suo perdono, dobbiamo a nostra volta perdonarci: non più una concezione egoistica dei propri diritti, ne una gretta concezione della giustizia, ma la grandiosità del perdono. Il perdono rigenera, crea rapporti nuovi fra noi, impone una direziono diversa alla nostra esistenza.
    Ma predicare non basta, occorre testimoniare: "di questo voi siete testimoni".
Testimoniare vuol dire predicare la notizia "con autorità", farla cioè apparire reale, provata e convincente. Il che significa che devi viverla. Il discepolo è chiamato non ad essere soltanto un annunciatore a parole, ma ad essere un'illustrazione vivente di ciò che annuncia. E così l'intera comunità.
    La notizia del predicare si oppone alla logica mondana e alle sue vantazioni, e perciò suscita consensi e dissensi. Il mondo non vi si riconosce e si sente minacciato e per questo la respinge. Anche il testimone viene coinvolto nello stesso rifiuto: la testimonianza esige (e sta anche qui la sua credibilità) una piena disponibilità al dono di sé.