Sabato 22 luglio ore 21,15 P.zza S.Paolo

PEPPE BARRA IN CONCERTO

"GUERRA"

Ritualità ed occhi aperti sul futuro

Con Lino Cannavacciuolo, violino, violin zeta

Paolo Del Vecchio, chitarre

Sasa’ Pelosi, basso acustico

Ivan Lacagnina, percussioni

 

 

Chi l’ha detto che l’equilibrio è la migliore condizione di stabilità? Le mille e una resurrezione dell’animo partenopeo lasciano benintendere che proprio la necessità di rimettersi in piedi nasce da una condizione iniziale di caduta. Peppe Barra di questo intenso ed inestinguibile animo ha sempre saputo raccogliere i frammenti più estremi. Le sue "possessioni" mimico-gestuali trasmettono e tramandano le vie di un sentire come difficilmente un comune interprete di canzone potrebbe fare. A rafforzare le mille e una incarnazioni del suo volto (mobile in ogni tratto di sentimento), il suo sottile e incisivo scavo sonoro (dove ogni suono vale per ciò che esprime) e il suo concedersi senza mediazioni alcune, si aggiungono altrettanto validi ed energici compagni di viaggio. Il violino ieratico di Lino Cannavacciuolo, tra gioco ed effervescente improvvisazione, segue il maestro in pieno affiatamento. Nell’universo di Peppe Barra il concetto stesso di canzone viene volutamente annullato, lacerato, messo a nudo per tirar fuori l’essenza di un soffio, di un lamento o di un gemito come di una gioia o un amore. Strofe e ritornello come vane stanze cui è necessario far saltare le pareti per essere intercomunicanti. (Dal book di presentazione della rassegna Roma incontra il mondo, Villa Ada)

Il concerto di Peppe Barra è un susseguirsi di brani intrisi di "ritmo" ben dosato ed "atmosfere" anche divertenti.

Attento alle sfumature ma, con energia istintiva e travolgente, fa convivere nel suo repertorio suoni e parole in una forma di inseguimento e fusione sicché, è lui l’assoluto padrone della scena.

Portavoce di un linguaggio universale in cui istinto e ragione sfuggono alla fragilità di un complicato equilibrio.

Pezzi arcinoti, attraverso la sua rivisitazione, acquistano una nuova verginità, una lettura inedita e sorprendente.

Ritualità ed occhi aperti sul futuro, devozione per le tradizioni popolari sono al centro del suo spettacolo nel cui finale esplode una febbre quasi primitiva e dionisiaca: la voce e le nacchere di Peppe fanno irrompere l’immagine prepotente ed orgiastica di una napoletanità sconosciuta e sofferta.

Quando lo spettacolo termina, sembra che continui dentro di noi.

 

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