LA POLITICA ALLO STADIO

IN QUESTA PAGINA E' POSSIBILE INDIVIDUARE IL DIVERSO ORIENTAMENTO POLITICO DEI GRUPPI SOSTENITORI DELLE SQUADRE DI SERIE A:

IN QUESTO TESTO ANALIZZEREMO LE CURVE CON IDEOLOGIA POLITICA DI ESTREMA DESTRA!

 

Ultrà

Le sottoculture giovanili negli stadi d'Europa

Ma vediamo ora, zona per zona, come si snoda questa "linea nera" tra gli ultrà. A Udine gli Hooligans Teddy Boys riempiono la città di scritte minacciose contro Ronny Rosenthal, giocatore israeliano in odore di acquisto.La curva del Verona, tradizionalmente "nera", presenta le Brigate Gialloblu (sciolte sotto la pressione delle autorità), il Verona Front, la Gioventù Scaligera, tutte tifoserie storicamente collegate con i boneheads inglesi del Chelsea; a Trieste vi sono le bandiere dell'impero austroungarico dagli Ultras Triestina e a Trento le celtiche degli Ultras, degli Skins e di Vecchia Guardia. A Udine, oltre agli HTB, vi sono i Nord Kaos e i North Boys, a Padova gli Hell's Angels Ghetto. Gruppi di tendenze razziste e xenofobe si rintracciano anche tra gli ultrà di altri sport: tra quelli del basket compaiono gli Hell's Army veronesi e i Boys di Trieste.Anche la Lombardia rappresenta una delle roccaforti della destra hooligan. La stessa Azione Skinhead, l'organizzazione che riuniva i boneheads milanesi di Base Autonoma, risulta strettamente legata sin dalla nascita ai nazisteggianti Boys SAN dell'Inter, capitanati da quel Paolo Coliva (detto "l'Armiere"), che ritroviamo anche nel gruppo dirigente di Azione Skinhead e che viene arrestato nel dicembre '90 per l'accoltellamento di un giovane dei centri sociali (nota numero 25).Tradizionalmente "nera", la curva interista presenta attualmente molti gruppi d'estrema destra con forti componenti bonehead: i Viking, gli Snakes, i Bulldog Inter, gli Shining, i Monkeys, il Gruppo Deciso.Anche nell'altra tifoseria meneghina, quella milanista, tradizionalmente "rossa", i gruppi di estrema destra compaiono sempre più numerosi in curva: nel 1990 vengono vergate scritte razziste firmate White Power Skins e Milan Korps, ma nella stessa area si muovono anche la Squadraccia, Avanguardia e Rams Korps e quella dei Commandos Tigre. La mappa delle "curve nere" in Lombardia non si ferma però a Milano, ma anzi si allarga all'intera regione: a Varese si registrano le croci celtiche dei Boys e degli Skins, a Cremona quelle degli Sturmtruppen e dei Totenkopf di hitleriana memoria; a Como quelle della la Fossa Federico Barbarossa, a Monza degli omonimi Korps, a Voghera degli Skins, a Mantova di Opposta Fazione e dei Vigilantes Kaos, a Lecco dei Mods, a Cremona dei Madskin. Nella regione sono inoltre presenti in forze i Viking della Juventus, altro gruppo apertamente schierato a destra.Anche in Piemonte, e in particolare a Torino, non mancano i gruppi ultrà apertamente schierati su posizioni d'estrema destra. Nella tifoseria juventina si distinguono i Viking, i Drughi Kaos, i Drughi Nord e gli Area, in quella torinista i Granata Korps, gli Eagles, i Viking.Gruppi hooligan di destra si registrano anche a Vercelli (Weiss Brigaden), a Casale (Boys, Skins), ad Alessandria (Ultras) e persino nel piccolo centro di Cherasco (Wolves-SS).Perfino la tranquilla Aosta non sfugge alla legge dell'ultrà razzista con i Wild Kaos, mentre negli stadi liguri la situazione appare più tranquilla: nella tifoserie genoana e doriana sono apparsi, con scarso seguito, dei gruppi di boneheads e a La Spezia agisce un gruppo omonimo, più caratterizzato a destra, ma non si registra alcuna reale influenza dei temi xenofobi sui comportamenti delle tifoserie.Anche negli stadi dell'Emilia Romagna, regione "rossa" per eccellenza, si registrano fermenti d'estrema destra: la Weisschwarz Brigaden e i Viking a Cesena; la Legione Gotica e gli Skinhead a Piacenza, mentre anche in due tifoserie di sinistra come quelle del Bologna e del Modena si sono formati piccoli gruppi di destra. Per ultimi si segnalano gli Ultras Inter di Ravenna e gli Unici della Fortitudo Basket di Bologna.In Toscana le tendenze xenofobe sembrano invece limitate a pochi gruppi, di solito minoritari nei confronti del grosso del movimento ultrà, ancora legato alle tradizionali posizioni di sinistra. L'unica curva con un consistente settore d'estrema destra è quella di Arezzo (Gioventù Amaranto, Viking, Arditi). Altri gruppi sono il Gruppo d'Azione a Siena e l'Army Korps a Livorno.Ancora più depressa la situazione in Umbria e nelle Marche. In Umbria si registrano solo il gruppuscolo delle Brigaden a Perugia, isolato in una curva dominata dalla esplicita Armata Rossa, e i pochi Ultras e Mods del Gubbio e della Ternana. Anche nelle Marche la destra si manifesta apertamente, oltre che ad Ascoli Piceno (tifoseria "nera" per tradizione; la curva è monopolizzata dalla Gioventù Bianconera, da Settembre Bianconero, da Inferno BN), soltanto a Jesi, con il Fred Perry Group.L'estrema destra trova invece nel Lazio vasto respiro tra le tifoserie ultrà di Roma e delle provincie meridionali. Nella Capitale l'estrema destra sembra ormai egemone sia nella curva laziale, tradizionalmente "nera", che in quella romanista, considerata fino a qualche anno fa "rossa". La curva della Lazio s'unisce a tratti in massa ai cori razzisti organizzati dai Viking, dagli Irriducibili (nota numero 26) e dagli Ultras, mentre gli Eagles' Supporters, il gruppo egemone della curva, considerato più moderato dei primi, pur esibendo sciarpe con il motto delle "SS" ("Il nostro onore si chiama fedeltà"), è costretto dagli Irriducibili a spostarsi nella curva opposta a causa della sua "moderazione". In curva sud, tra la tifoseria romanista, si registra una influenza sempre maggiore di gruppi come i Boys, Regime e Opposta Fazione, nucleo politicizzato del quartiere Montesacro che ha come motto "Meno calcio, più calci". Scrive un tifoso: "La "Sud" è ormai popolata solo da teppisti armati di coltello: sono i classici skinheads e, con loro, sembra di essere tornati ai tempi del fascismo. A ogni partita si vedono sventolare svastiche o croci celtiche, specialmente nel settore dove si sono stabiliti i Boys, che lanciano in continuazione inni fascisti" (nota numero 27).La matrice di destra dei Boys romanisti viene del resto da loro stessi sottolineata: "I fondatori del gruppo, nel 1972, erano tutti simpatizzanti di destra e da allora l'immagine si è mantenuta tale: se tu chiedessi a un tifoso qualunque chi siano i Boys, ti risponderebbe che sono fascisti. Sarebbe impossibile, ormai, mutare questa opinione e senz'altro è difficile che un ragazzo di sinistra si avvicini a noi. La curva, invece, è un po' cambiata nel corso degli anni. La Roma, per tradizione, raccoglie buona parte dei suoi sostenitori nei quartieri proletari e nelle borgate, per cui un tempo c'era una larga massa di sinistroidi a cui teneva testa il gruppo di destra dei Boys, mentre attualmente vige una maggiore eterogeneità e tutte le tendenze sono ben rappresentate [...] Abbiamo anche raggruppato un buon numero di "nuove leve", la maggior parte dei quali è composta da skinheads. Essi si comportano correttamente ed è bello averli con noi, perché rispecchiano i nostri ideali" (nota numero 28).In numerosi casi gli autori di aggressioni xenofobe e politiche avvenute a Roma sono risultati membri di questi gruppi, soprattutto Boys romanisti e Viking laziali. Tre sono i principali punti di contatto tra i neofascisti delle due avverse tifoserie: le attività nell'ormai disciolto Movimento politico per la base autonoma, quelle nei Warriors della Virtus Basket (gruppo dichiaratamente di destra e a presenza esclusivamente maschile) e quelle negli Irriducibili-Ultras e nel SPQR Front della terza squadra romana, la Lodigiani (nota numero 29). Non mancano contatti attraverso il tifo per le squadre minori, di quartiere.Anche le tifoserie ultrà del Lazio meridionale sembrano infine influenzate da numerosi gruppi di destra: i Korps a Formia, gli Skins a Sora, la Falange a Latina. Anche nelle regioni dell'Italia meridionale, Campania a parte, si registra una forte presenza d'estrema destra.Iniziando dall'Abruzzo, a Pescara vi sono i Bad Boys e i Rangers. Un nucleo particolarmente politicizzato si raccoglie tra la tifoseria di una squadra dell'Osimo: il gruppo ha il duplice nome di Gruppo d'Azione e Brigata Suicida.Anche a Chieti il movimento ultrà sembra monopolizzato da gruppi orientati a destra quali gli Skins, gli Ultras, i Boys, l'Achean Generation, Onda d'Urto. Lo stesso avviene a Giulia Nuova (Skins), a Vasto (Weiss Brigaden, White Lyons), e a Termoli, in Molise, con gli Skins.In Campania, regione che pur registra una consolidata presenza del MSI, la presenza in curva risulta invece fortemente depressa: se si escludono gli Skins del Turris (Torre del Greco) e quelli della Cavese (Cava dei Tirreni), si registra soltanto la presenza a Napoli dei Korps, unico gruppuscolo d'estrema destra della pur vastissima tifoseria partenopea.La situazione si capovolge in Puglia, ove nelle tifoserie ultrà si registra la presenza fissa dell'estrema destra: a Bari, i Viking e gli Arditi; a Foggia, la Fazione Ellenika e il Gruppo Nocivo, il Regime RN e il TNT; a Taranto, Azione Diretta; a Lecce, Afrika Korps, Kaotici e Skinhead; ad Andria, la New Blue Generation; a Bisceglie, gli Skinheads, a Martina, gli Irriducibili; a Trani, gli Skins; a Barletta, il Commando Ultrà - Sezione Fronte della Gioventù. Particolarmente rinomati gli ultrà apertamente fascisti del Bad Boys Monopoli Front e del Monopoli Skins, produttori di adesivi con l'effigie di Mussolini (nota numero 30).Vale lo stesso per la Basilicata e la Calabria, che presentano tifoserie in cui la destra risulta più che presente (dai Viking Korps di Matera e gli Ultras di Potenza ai Boys di Lamezia Terme, agli Eagles di Catanzaro e agli Ultras di Reggio Calabria), ma dove non mancano i gruppi ultrà d'estrema sinistra e legati ai Redskins (Cosenza), e per la Sicilia, dove si registra la sistematica egemonia dell'estrema destra: a Palermo dominano le Teste Rasate (denominazione calcistica del gruppo parapolitico Skinhead Palermo, legato al network neonazista di Base Autonoma), il WUP, le Brigate, la Legione - Fronte della Gioventù; a Catania, i Boys, gli Irriducibili e la Falange d'Assalto, che nasce alla fine degli anni Ottanta come gruppo politico trasformandosi poi negli anni in ultrà d'estrema destra; a Messina, Uragano CEPe Gioventù GR; a Siracusa, Gioventù Sudista; a Giarre, Falange, Teste Matte e Avanguardia; a Gela, Gioventù; ad Acireale, Skinheads; a Licata, Avanguardia. In Sardegna, infine, si registra la presenza dei Furiosi e dei Bunker Skin a Cagliari, degli Ultras a Olbia.In definitiva i richiami di vasti settori ultrà alle tematiche della destra più xenofoba e radicale sembrano ormai essere usciti dalla originale dimensione simbolica; né si può più parlare di gruppetti minoritari di teppisti, ma di intere curve che intonano cori razzisti. Oggi le curve degli stadi rappresentano il più vasto ed efficace serbatoio d'intolleranza razzista e di quello spontaneismo razzista che, a partire dal modello bonehead, sembra allargarsi a macchia d'olio nei settori giovanili culturalmente ed economicamente meno garantiti, e che tende a congiungersi facilmente con la destra più violenta.Davanti all'accentuarsi di manifestazioni e simboli razzisti in molte curve del paese, unito all'allarme che la figura del "naziskin" suscita in tutto il continente, tra la fine di novembre e il primi del mese successivo del 1992 il mondo del calcio sembra risvegliarsi da una sorta di letargo, scoprendo quasi di colpo cosa sta avvenendo negli stadi. Inizia uno dei personaggi più amati e sensibili dell'intero mondo del football, Ruud Gullit, che incita i presidenti delle squadre a ritirarle dal campo in presenza di slogan o striscioni razzisti (nota numero 31). Lo stesso giorno, il 26 novembre, un gruppo di intellettuali di sinistra, tifosi della Roma, lanciano un pubblico appello contro il razzismo in curva sud (nota numero 32). Sempre il 26 novembre si svolge un summit nella sede della Federcalcio, dedicato al tema del razzismo nelle tifoserie (nota numero 33). Il primo dicembre compare sui giornali la notizia dell'istituzione, il 13 dicembre, di una giornata dedicata all'antirazzismo nel calcio, in cui i giocatori entreranno sui campi reggendo degli striscioni antirazzisti (nota numero 34). Ancora il primo dicembre è il presidente del sindacato dei calciatori, l'avvocato Campana, a intervenire proponendo uno spot antirazzista in televisione (nota numero 35). Il 13 dicembre, infine, va in onda, come titola "Il Mattino", "L'antirazzismo-show", che prosegue: "La trovata dello striscione antirazzista dei calciatori italiani fa il paio con quella del viaggio largamente televisivo di Sophia Loren in Somalia [...] Lodevole iniziativa, ma anche ipocrita. Il calcio oggi si preoccupa dei naziskin "esterni", però non ha mai detto una parola e fatto alcunché contro le teste rapate, le croci uncinate, gli slogan bastardi, gli ultrà dell'intolleranza, cioè i naziskin che il calcio ha partorito nei club del tifo e sugli spalti subendoli e per di più foraggiandoli. E, allora, quale credibilità potranno avere gli striscioni di questo show domenicale?" (nota numero 36).In questo contesto, l'atmosfera delle curve si allontana sempre più da quella degli anni Settanta e Ottanta. I capigruppo attuali fanno parte della seconda, se non della terza generazione e diversi gruppi si domandano se le motivazioni degli ultrà non siano prossime alla fine (nota numero 37).Parecchie tifoserie sentono il bisogno di un ritorno alla spontaneità del passato, tanto vituperata negli anni Ottanta.Le coreografie hollywoodiane con raggi laser, migliaia di palloncini colorati e spese di decine di milioni di lire vengono abbandonate da molti, per tornare alle vecchie ma suggestive bandiere e alle fiaccolate: "Attualmente le idee sono sempre le stesse, e si è scatenata una gara a chi spende di più, toccando cifre assurde di cui una tifoseria dovrebbe vergognarsi più che vantarsi, perché se si hanno 20 milioni da buttar via per una partita di calcio, non si ha più il diritto di lamentarsi della disoccupazione, dell'emarginazione o della mancanza di alloggi" (nota numero 38).Nel corso della stagione 1991/92 si assiste a una forte inversione di tendenza e alcuni gruppi storici votano l'autoscioglimento. Le Brigate Gialloblu, dopo gli incidenti di Coppa Italia col Milan, subiscono numerosi arresti e diffide, e decidono quindi d'interrompere ufficialmente la propria attività di gruppo per evitare possibili accuse di associazione per delinquere (nota numero 39).Nella stagione successiva, la Fossa Lariana di Como passa il testimone alla "nouvelle vague" dei Maestri Comacini, mentre gli Eagles' Supporters della Lazio spariscono dalla scena e i loro colleghi Irriducibili, sull'esempio dei veronesi, eliminano dalla curva gli striscioni e adottano le bandiere di piccole dimensioni, seguendo la moda delle tifoserie britanniche e olandesi.Con l'inizio del campionato 1992/93 si scioglie anche la Fossa dei Grifoni del Genoa, dove il passaggio delle consegne fra veterani e nuove leve non aveva dato risultati positivi.Durante gli ultimi quattro anni non sono peraltro mancati gli episodi di violenza sugli spalti. Gli scontri con le forze dell'ordine si rivelano particolarmente gravi nel 1990 a Lazio-Atalanta e a Sampdoria-Milan (partita valida per l'assegnazione della Supercoppa d'Europa), nel 1991 a Verona-Roma e a Juventus-Fiorentina, e nel 1992 a Verona-Milan, mentre il 6 dicembre 1992, allo stadio di Firenze, gli hooligans viola del Gruppo di Quinto lanciano due ordigni esplosivi contro gli ultrà juventini: si rischia la strage.Il 10 gennaio del 1993 gli incidenti calcistici provocano l'ennesima vittima: il quarantaduenne bergamasco Celestino Colombi muore in seguito a una carica della polizia nei paraggi dello stadio, diretta a disperdere un gruppo di ultrà che voleva aggredire i tifosi della Roma. La reazione degli agenti, giudicata unanimemente spropositata, mobilita la protesta di tutti i gruppi ultrà italiani, che la domenica successiva alla tragedia espongono nei loro stadi un solo striscione "10-1-93: LA MORTE E' UGUALE PER TUTTI", al posto dei loro consueti vessilli.Una iniziativa che testimonia un radicato sentimento di solidarietà fra gli ultrà italiani, combattuti fra una crisi d'identità e la voglia di riaffermarsi come movimento forte e compatto (nota numero 40). La stagione 1992/93 si conclude infine con due episodi dai bilanci pesantissimi. A Brescia, gli ultrà locali e i loro "nemici" bergamaschi si scontrano con violenza inaudita sul terreno di gioco. Neppure un mese dopo, le tifoserie di Sampdoria e Milan s'incrociano alla stazione di Pontecurone, in provincia di Alessandria, dando vita a una gigantesca rissa durata più di un'ora che causa decine e decine di feriti. Tabella 6Violenza negli stadi - Stagioni 1986/87-1993/94 NOTE 25) Sui rapporti tra Boys SAN e Azione Skinhead vedi M. Blondet, "I nuovi barbari: gli skinheads parlano", Effedieffe, Milano 1993, pp. 31-32; V. Marchi, "Blood and Honour", cit., pp. 165-66.26) "Siamo di destra. Cantiamo "Faccetta Nera" allo stadio. Durante il derby la cantava mezza curva, faceva il saluto romano. La nostra è una mentalità squadrista-militare, quando andiamo in trasferta scendiamo dal treno a passo di marcia, tutti insieme. Siamo contro i negri, i barboni e gli ebrei e insieme a noi non vogliamo tossicodipendenti [...] Il nostro stemma è l'aquila, basta stilizzarla per ricavare il simbolo nazista. I nazi-skin sono con noi, in mezzo alla curva", intervista a Billi, 26 anni, in G. Spirito, "Nati per essere Irriducibili", in "Avvenire", 14 gennaio 1993, p. 20.27) Lettera non firmata a "Supertifo", n. 4, aprile 1991, p. 38.28) F. Bruno, "Sempre i soliti", in "Supertifo", n. 3, marzo 1992, pp. 23-24.29) "Gli SPQR Front Lodigiani contano solo un anno di vita, ma sono ormai una realtà nell'ambito del tifo capitolino [...] Infatti in tutte le partite casalinghe da quest'anno ci ha affiancato un nuovo gruppo (gli "Ultras") e vogliamo sottolineare come, pur tifando per squadre diverse (noi Roma e loro Lazio) il sabato ci interessano solo le sorti della Lodigiani", comunicato del direttivo del SPQR Front pubblicato in "Supertifo", n. 3, marzo 1993, p. 118.30) "Hai usato parole diffamanti dicendo che nella curva monopolitana si fa uso di droga, ma il nostro gruppo, formato da militanti di destra estremamente contro la droga, ha sempre professato contro questo fenomeno", lettera di Max Hobrian, fondatore del Bad Boys '87 Monopoli Front, in "Supertifo", n. 1, gennaio 1993, p. 107.31) M. Fabbricini, "Gullit incita i presidenti: Stadi razzisti? E voi fate uscire le squadre", in "Corriere della Sera", 27 novembre 1992, p. 27.32) "Non entriamo all'Olimpico con i naziskin" (senza firma), in "la Repubblica", 27 novembre 1992, p. 35.33) A. Tommasi, "La tv è pericolosa", in "la Repubblica", 27 novembre 1992, p. 29.34) M. Fabbroni, "Il calcio dei buoni sfida i violenti della domenica", in "Il Mattino", 1º dicembre 1992, p. 18.35)E. Pagnoni, "Per fermare il razzismo non usciremo dal campo ma faremo uno spot in tv", in "il Giornale", 1º dicembre 1992, p. 16.36) M. Carratelli, "Va in campo l'antirazzismo show", in "Il Mattino", 13 dicembre 1992, p. 3. 37) Nel servizio di F. Bruno, "Brigate Gialloblu", cit., p. 16, sono riportate alcune dichiarazioni degli ultrà veronesi nelle quali si presagisce - nel 1988 - ciò che si sta effettivamente verificando: "Secondo noi, tra 5-6 anni gli ultrà saranno finiti perché nella società nasceranno, o ritorneranno, altre forme di aggregazione giovanile che li soppianteranno". All'epoca, tali affermazioni venivano considerate poco attendibili dalla maggior parte degli ultrà italiani...38) F. Bruno, "Irriducibilmente Lazio", in "Supertifo", a. VI, n. 4, aprile 1991, p. 18. A parlare è il leader degli Irriducibili della Lazio.39) Ancora una volta le Brigate Gialloblu si rivelano ottimi profeti. Nella già citata intervista essi dichiarano: "Non vogliamo che un domani, qualcuno, solo per avere questa tessera in tasca venga inquisito alla minima scemata che succede, come è accaduto in passato e non dovrebbe mai accadere", in F. Bruno, "Brigate Gialloblu", cit., p. 16.40) Nel servizio di F. Bruno, "Tutte le curve", in "Supertifo", a. VIII, n. 4, aprile 1993, pp. 12-17, si trova un resoconto completo della vicenda, con articoli su Atalanta-Roma, commenti dei mass media, copia del comunicato che avvertiva gli ultrà italiani dell'iniziativa in programma e l'intervento delle Brigate Neroazzurre in merito alla vicenda.