STORIA

 

 

Rotella sorge su un singolare terrazzamento rotondeggiante, tra il fiume Tesino e il suo affluente Oste, proprio alle pendici del monte Ascensione detto anticamente Monte Nero per le macchie scure dei boschi e dei castagneti, chiamato successivamente Monte Polesio cambiò poi nell’attuale Monte dell’Ascensione.

Non è facile descrivere le vicende storiche di Rotella: purtroppo tanti preziosi documenti furono dal Comune venduti come carta da macero nell’immediato dopoguerra; gli amministratori comunali del tempo furono denunciati alle autorità giudiziarie ma purtroppo gli atti non furono più recuperati. Tuttavia da alcuni atti ritrovati casualmente è possibile tracciare alcune vicende storiche del paese.

Secondo alcuni storici l’etimologia della parola “Rotella” deriverebbe da “rotella” o “rotula”, piccolo scudo usato dagli antichi guerrieri locali. Taluni storici però, sostengono che il nome derivi dal console romano T.P. Rutilio. Non si hanno a riguardo documenti probatori ma certo è che l’origine di Rotella è antichissima e forse addirittura preromana. Nei dintorni del paese, infatti, vennero ritrovati oggetti in pietra, in ferro, e terracotta, nonché piccoli idoli ed altri oggetti di bronzo d’età preromana e romana. Certo che fin dal Gennaio del 967, in un diploma di Ottone I relativo ad un elenco dei beni dell’abbazia di Farfa, si nomina la “Carta di Rotella”.

Ma com’era Rotella? Situata tra il fiume Tesino e il torrente Oste era divisa in quattro quartieri che prendevano il nome dalle quattro rispettive chiese: Quartiere S. Lorenzo, Quartiere Santa Maria, Quartiere S. Biagio e Quartiere S. Andrea. L’intero centro abitato era protetto da solide mura di cinta, costruita dagli abati a difesa del paese e munito di baluardi, fortini e contrafforti, visibili anche attualmente. Alquanto distante dal centro abitato, in un punto elevato, si trovano delle case accanto a dei ruderi. Sono i resti del monastero e della chiesa di San Lorenzo di cui si parla nel diploma di Enrico V, ove risiedeva il Priore-Vicario dello Stato Farfense. 

Già nel 1356 Rotella è in mano della Santa Romana Chiesa. Anche allora Rotella non era una grande Rotella come lo testimoniano la Costituzioni Egiziane pubblicate nel 1357 a Fano dal Cardinale Egidio Albornoz: nella suddivisione in categorie delle città marchigiane in maggiori, grandi, mediocri, piccole, minori, Rotella figurava solo tra le minori. Ma l’essere classificata in questa Costituzione denotava una certa importanza: infatti figurare fra i sessantatré sugli oltre duecentocinquanta allora esistenti non era poca cosa! 

A Rotella esisteva pure un ospedale di origine antichissima, doto di molti beni, i quali venivano amministrati dal comune sotto la tutela del Vescovo Diocesano.

Comunque Rotella doveva temere quello che da sempre era stato il suo più devastante e vero nemico, ovvero il torrente Oste. Il 16 Marzo 1775, alle ore 22 circa, cioè nella sera della vigilia della Domenica di Passione, il torrente trascinò via la chiesa di S. Maria e l’antico Monastero (in quel tempo trasformato in abitazione canonica) il cortile, l’atrio, orti, parte della piazza, parte del palazzo pretoriale e tutte le case vicine che formavano “il più vago, il più sacro e il più comodo di questa nostra terra”. Per circa un secolo e mezzo dunque, Rotella restò senza mura castellane, senza porta e senza difese, nella contrada del Pozzo. Gli abitanti non cercarono di riadattare e solidificare quella parte del paese, ma si trasferirono fuori di esso rendendo Rotella, un tempo vasta e ricca, disabitata e ridotta a un cumulo di macerie. Solo nel 1804 fu riedificata la porta, grande e “magnifica” indetta contrada del Pozzo “dai provvidi e accorti cittadini”.

Dopo il Congresso di Vienna, Rotella seguì le vicende dello Stato Pontificio finché essa e le sue frazioni (Capradosso, Castel di Croce, Poggio Canoso e Rovetino) vennero a far parte del Regno d’Italia.

Ora, all’interno del centro abitato sorge la Parrocchia di S. Maria situata in fondo alla via principale.

È un’opera baroccheggiante del ‘700 ideata da Lazzaro Giosafatti. Conserva alcune opere d’arte: una Pietà in terracotta policroma del XV secolo ed un Padre Eterno in marmo. Del ‘400 è la Torre dell’Orologio; è ciò che resta della chiesa di S. Maria e di parte dell’abitato precipitato nel 1775.

Subito fuori dal paese si nota la chiesa dell’Icona. All’interno è custodito uno stucco policromo, la Vergine con Bambino.