Strumenti a percussione

Famiglia di strumenti musicali suonati tramite percussione o scuotimento (con mani, bacchette, martelli ecc.). Molteplici sono le tipologie di percussioni all'interno delle diverse civiltà musicali europee ed extraeuropee, essendo questi gli strumenti musicali di più antica concezione. L'orchestra sinfonica occidentale della fine del XX secolo ne accoglie un vasto repertorio. Impiegate nella musica colta, le percussioni rivestono grande importanza nelle orchestre jazz e nel rock.

Strumenti a percussione a suono determinato

Appartengono a questa categoria i timpani, gli strumenti a percussione più importanti dell'orchestra. Parti obbligate per i timpani fecero la loro apparizione nelle partitura orchestrale alla metà del XVII secolo. Nell'orchestra classica erano utilizzati generalmente due timpani, intonati rispettivamente in relazione alla tonica e alla dominante (il primo e il quinto grado della scala); un terzo timpano fu aggiunto nel corso del XIX secolo. Le orchestre odierne ne impiegano generalmente quattro, anche se numerose composizioni ne esigono cinque; spesso è richiesto ai percussionisti di suonare più di un timpano alla volta, come nel caso della Sagra della Primavera di Stravinskij. Un altro tipo di tamburo a suono determinato presente in orchestra è il roto-tom, sviluppato a partire dal tom-tom, uno strumento che produce un suono determinato ruotando il cerchio del tamburo. Altri strumenti a percussione a suono determinato sono la celesta (che è suonata grazie a una tastiera del tutto simile a quella del pianoforte), le campane tubolari (suonate con bacchette o martelletti di plastica), il glockenspiel e il vibrafono (entrambi costruiti con lamelle di metallo), i crotali (costituiti essenzialmente da dischetti metallici), lo xilofono e la marimba (entrambi con lamelle di legno). A partire dalla fine del XIX secolo questi strumenti vennero utilizzati per creare effetti particolari. Il glockenspiel, ad esempio, può essere usato per rinforzare una melodia o per evocare il suono delle campane. Questo strumento comparve molto presto nella cultura musicale occidentale, e andò via via assumendo diverse forme; fra queste si ricorda quella che ne permise l'introduzione all'interno della banda. Un'altra versione prevede la presenza di una tastiera: in questa forma fu utilizzato da Mozart nel Flauto magico e da Messiaen nella sinfonia Turangalla. La versione orchestrale normale prevede che le lamelle siano distribuite orizzontalmente in una cassa e vengano percosse da martelletti direttamente dall'esecutore: questa forma apparve verso la fine del XIX secolo. La celesta (una variante del glockenspiel con tastiera, ma con minore potenza di emissione) fu inventata alla fine del XIX secolo e apparve per la prima volta nella partitura dello Schiaccianoci di Cajkovskij. L'uso dello xilofono risale ai primi dell'Ottocento, ma solo nella seconda metà del secolo lo strumento ebbe un ruolo di rilievo nell'orchestra grazie alla Danse macabre di Saint-Saëns, il quale utilizzò anche le campane tubolari, così come fece Cajkovskij nella sua Ouverture 1812. Esiste inoltre lo steel drum (letteralmente "tamburo di ferro") che consiste in una piastra metallica ricavata generalmente da una base di bidone. La piastra, dopo essere stata scaldata a fuoco, è martellata in modo da renderla concava e, in seguito, è divisa in settori di diversa forma; tali settori, se percossi con una mazza o un martelletto, emettono suoni di altezza differente. Questi strumenti vengono generalmente suonati da gruppi denominati steel band, ancora oggi diffusi nell'isola di Trinidad. Infine vanno ricordati i gong, piatti di metallo di dimensioni variabili, suonati con robuste mazze ricoperte di feltro.

Strumenti a percussione a suono indeterminato

Strumenti di questo tipo utilizzati in orchestra includono un'ampia varietà di tamburi, fra i quali spiccano quelli di origine militare (particolarmente il tamburo tenore e il tamburo basso). Nel corso del XX secolo a questo gruppo si sono aggiunti: i bongos e i congas, entrambi provenienti dalla musica latinoamericana e suonati direttamente con le mani; il tom-tom, originario delle popolazioni native dell'America del Nord e suonato in orchestra con le bacchette; il tamburo a frizione, un tamburo che monta una bacchetta o una corda legata al centro della pelle e messa in vibrazione dalla mano inumidita fatta scorrere con forza su e giù lungo la bacchetta o la corda stesse. Affine a questa famiglia è il tamburello, un tamburo suonato direttamente con le mani e al quale sono aggiunti, nel telaio esterno, alcuni campanellini. La base della moderna batteria, usata diffusamente nel jazz e nel rock, è formata da un tamburo, un tamburo basso con superficie inumidita in modo da creare un suono non riverberante e chiuso su se stesso, una serie di tom-tom e una notevole varietà di piatti, come il ride, lo splash, lo sizzle e lo hi-hat. Altri strumenti di metallo a percussione ad altezza indeterminata sono il triangolo (suonato con una bacchetta di metallo); i piatti e il tam-tam (simile a un gong di grandi dimensioni ma senza cupola nella parte centrale, e quindi impossibilitato a produrre un suono di altezza definita); i campanacci (usati sia singolarmente che in gruppi); i campanellini (generalmente montati su bacchette di legno); e infine l'incudine, reale o costruita in dimensioni più ridotte. Strumenti a percussione ad altezza indeterminata, di legno, includono: le nacchere (in orchestra sono generalmente fissate a strutture in legno, e non vengono tenute direttamente nelle mani come avviene nella musica tradizionale spagnola); le maracas e la cabasa (entrambi gli strumenti sono di origine latinoamericana). La cabasa è costituita da una zucca vuota essiccata, munita di un manico e avvolta da una rete di perline; per ottenere un risultato sonoro una mano muove ritmicamente lo strumento facendolo sfregare sul palmo dell'altra mano. Va ricordato inoltre il wood-block, un blocco di legno rettangolare segnato da tacche, in modo da aggiungere risonanza, e suonato con una bacchetta.

Storia

La comparsa degli strumenti a percussione nell'orchestra occidentale è probabilmente frutto dell'influenza della musica africana e asiatica, come testimonia l'origine di gran parte di questi strumenti. È probabile che i timpani derivino dai tamburi portati in Europa dall'Asia Minore durante il periodo delle crociate, fra il XII e il XIII secolo. Dal XVII secolo, come abbiamo visto, i timpani furono utilizzati nell'ambito dell'orchestra occidentale e contribuirono alla realizzazione di opere, concerti e sinfonie. Altri tamburi apparvero in Europa nel corso del XVIII secolo, quando si diffuse la moda della musica militare turca (la musica dei giannizzeri). Gluck, nella sua opera Iphigénie en Tauride (1779), Mozart, nel Singspiel Il ratto dal serraglio del 1782, Haydn, nella sinfonia Militare (n. 100, 1794), e Beethoven, nella Nona (1824), inserirono momenti ispirati alla musica turca, utilizzando il tamburo basso (conosciuto a quell'epoca come "tamburo turco"), il triangolo e i piatti. Fu questa combinazione di strumenti a percussione che dette vita al gruppo di strumenti oggi presenti in orchestra. Va sottolineato tuttavia che questi non trovarono una collocazione stabile in quest'ambito fino alla fine del XIX secolo. Inizialmente, le percussioni erano utilizzate per colorare esoticamente le partiture, soprattutto in ambito operistico dove le trame dei libretti sovente ispiravano in questo senso le orchestrazioni dei compositori: infatti la presenza più rilevante degli strumenti a percussione nel corso del XIX secolo va proprio cercata nelle opere. Successivamente, l'affermarsi del poema sinfonico svolse appieno questo ruolo. Inoltre, la moda della musica spagnola, che emerge chiaramente in lavori come España di Chabrier, condusse all'introduzione di tamburini e nacchere. Il XX secolo ha visto un incremento costante e continuo della presenza degli strumenti a percussione nell'orchestra moderna. Tutto ciò è dovuto a diversi fattori, ma particolarmente a una maggiore apertura culturale da parte dei compositori e alla consapevolezza di poter utilizzare l'orchestra come una vera e propria tavolozza di colori. Negli ultimi anni, si è assistito a un notevole miglioramento nella qualità della costruzione di strumenti a percussione da parte di ditte come Zildjian, Premier e Ludwig.

 


TIMPANO

Strumento a percussione dotato di una sola membrana in pelle o materiale sintetico tesa su un bacino metallico (la caldaia) semisferico. Il suono viene prodotto percuotendo la pelle con due bacchette di legno le cui estremità sono ricoperte di feltro o pelle. Un sistema meccanico, introdotto in Germania alla fine dell'Ottocento, permette di variare l'intonazione: agendo su un pedale è infatti possibile intonare tutti i semitoni per l'estensione di una quinta. Propriamente, il termine al singolare definisce non un singolo bacino ma la serie, da due a cinque, che permette in orchestra di coprire tutta l'estensione richiesta dalla partitura. Le possibilità di intonazione della voce del timpano ne fanno uno strumento non di solo accompagnamento ritmico: le sue doti melodiche sono state utilizzate da musicisti come Franco Donatoni (Concertino per archi, ottoni e timpano principale) e Luigi Torrebruno (Musica per timpano solo).

 


CAMPANA

Strumento a percussione, costituito da un vaso rovesciato, generalmente di metallo, ma anche di legno, di porcellana o altro materiale, che produce suono se percosso da un battaglio o da un martello. Il battaglio può essere fissato all'interno della campana; oppure lo strumento può essere percosso da un martello manovrato direttamente dalle mani o da un meccanismo esterno. Le campane sono classificate tra gli idiofoni, cioè strumenti nei quali il materiale solido, con il quale sono costruiti, vibra per produrre suono.

Storia

Le campane erano conosciute in Cina già prima del 2000 a.C., come anche in Egitto, nella Grecia antica e a Roma. Sin dai primordi, vennero utilizzate come strumenti per inviare segnali, ma anche come oggetti rituali o magici, o come amuleti (appese alle porte delle case) o come segni di riconoscimento, appesi ad esempio al collo degli animali. L'uso delle campane nelle chiese d'Europa è testimoniato nel corso di tutto l'Alto Medioevo, e il loro apporto allo sviluppo della cultura medievale (ad esempio nella scansione e relativa formazione del concetto di tempo) è stato fondamentale. Le prime campane furono probabilmente costruite utilizzando una lastra di metallo; in seguito venivano fuse in bronzo. La fusione delle campane cominciò a non essere più praticata quando presero il sopravvento campane di fogge assai più semplici, costruite con sottili lamine di metallo inserite in strutture rettangolari e chiuse con rivette. Nell'Ottocento il processo di fusione fu nuovamente riscoperto, permettendo così la costruzione di campane di dimensioni sempre maggiori. La piccola campana emisferica conosciuta nell'antichità, prodotta con processo di fusione, si sviluppò seguendo percorsi differenti. In Oriente assunse una forma allungata, ad alveare, con pareti di spessore uniforme. In Occidente, le campane vennero anche utilizzate all'interno degli orologi delle torri; queste venivano inizialmente percosse da martelli, ma ciò provocava non di rado la rottura del bordo. I costruttori cominciarono così a utilizzare con maggiore frequenza battagli interni e rinforzarono i bordi con anelli metallici di maggior spessore. A partire dal XV secolo la forma caratteristica della campana occidentale si evolse fino a raggiungere un notevole grado di perfezione. Nel corso del Cinquecento gli artigiani fiamminghi costruttori di campane erano in grado di costruirne di talmente intonate da poter essere suonate insieme ed eseguire vere e proprie composizioni musicali (vedi Carillon). In Italia, i più celebri fonditori di campane furono i maestri toscani, lucchesi, pisani e fiorentini. Campane di grandi dimensioni e molto antiche si trovano a Roma (città che vanta il maggior numero di campane al mondo) ai Musei Lateranensi, in San Pietro e nella basilica dei Santi Apostoli ; a Lucca in San Martino, a Spoleto, a Recanati, nel Duomo di Milano e in quello di Parma.

Fusione delle campane

Le campane costruite in bronzo sono composte da tre parti di rame e da una di stagno, e producono un suono migliore rispetto alle altre. Nel processo di fusione vengono utilizzate una forma d'argilla che riproduce le fattezze di quella che sarà la parte interna della campana, e un'altra forma, di materiale più denso, costruita sopra alla prima, che riprende la sagoma della parte esterna della campana. Il metallo fuso viene poi fatto colare tra le due forme; una volta raffreddato, la forma viene aperta e la parte esterna pulita e levigata. L'interno viene levigato con cura ancora maggiore, in modo da ottenere la perfetta intonazione desiderata. La campana più grande mai costruita, la Tsar Kolokol di Mosca, fusa nel 1733, è alta 5,8 metri, ha uno spessore di 61 centimetri e pesa circa 181 tonnellate. Il timbro di una campana deriva in parte dalle proporzioni di altezza, larghezza, spessore e dalla morfologia generale, ma il vero timbro è dato in realtà dalla sovrapposizione di numerosi timbri parziali, prodotti dalle vibrazioni delle diverse sezioni della campana stessa. Se l'intonazione di queste è imperfetta, le campane non possono essere suonate in carillon, poiché produrrebbero aspre dissonanze.

Altri strumenti denominati campane

Una piccola campana di ferro da tenere in mano fu sviluppata nell'Africa subsahariana ed è ancor oggi parte integrante di molta musica africana. Poiché le campane da mano non hanno il battaglio, vengono percosse con martelletti; il tipico suono secco e penetrante di questi strumenti può essere ritrovato anche in alcune musiche della tradizione latino-americana. Le campane tubolari, presenti nell'organico dell'orchestra moderna, sono composte da raggruppamenti di tubi in metallo intonati ad altezze differenti e percossi con un martelletto. Le campanelline sono piccole campane di metallo, vuote, al cui interno è sistemata una pallina che, ruotando, colpisce le pareti e provoca la vibrazione che genera il suono. Morfologicamente, queste ultime hanno poco in comune con le vere campane, ma possiedono una storia simile come strumenti a funzione rituale e magica (crotali).


GLOCKENSPIEL

Strumento idiofono a percussione, consistente in una serie di lamelle metalliche intonate cromaticamente e disposte su due file. Lo strumento è suonato con l'ausilio di due bacchette e produce un suono argentino, simile a quello di una campanella. Possiede un'estensione che può variare dalle due ottave e mezza alle tre ottave, partendo dal quarto do sopra il do centrale, e la sua notazione viene effettuata due ottave più in basso rispetto ai suoni reali emessi. Il glockenspiel può essere utilizzato anche dalle bande e viene, in questo caso, montato su un supporto verticale. Le lamelle vengono così disposte in una cornice a forma di lira. Il glockenspiel utilizzato in orchestra è suonato orizzontalmente; a volte è munito di tastiera, in modo da permettere all'esecutore di suonare un maggior numero di note simultaneamente. Parti orchestrali per glockenspiel sono presenti nel Flauto magico (1791) di Wolfgang Amadeus Mozart e nella Valchiria di Richard Wagner. Una variante del glockenspiel è la celesta, nella quale le lamelle di metallo sono sospese sopra risonatori di legno e sono suonate tramite un sistema di martelletti comandato da una tastiera (come avviene nel pianoforte) e da una pedaliera. Brevettata nel 1886 dal costruttore francese Auguste Mustel, la celesta venne utilizzata per la prima volta nel balletto Lo Schiaccianoci (1892) di Pëtr Ilic Cajkovskij. Sia il glockenspiel sia la celesta sono classificabili fra i metallofoni (simili a uno xilofono, ma con lamelle di metallo e non di legno).

 


VIBRAFONO

Strumento musicale a percussione, simile allo xilofono, ma con lamine di metallo anziché di legno. Le vibrazioni prodotte dalle lamelle percosse dalle bacchette vengono amplificate da risuonatori tubolari posti sotto le lamelle stesse e muniti di piccole eliche azionate elettricamente e a velocità regolabile; la vibrazione del suono varia a seconda della velocità delle eliche. Il caratteristico suono vibrato rende lo strumento assai apprezzato nel jazz. Lo strumento divenne popolare negli anni Trenta grazie al percussionista statunitense Lionel Hampton.

 


XILOFONO

(dal greco xylon, "legno" e phoné, "suono"), strumento musicale a percussione costituito da una serie di lamelle di legno, disposte in ordine di intonazione, che percosse da martelletti producono suono. Gli xilofoni erano diffusi nell'Asia sudorientale già dal XIV secolo. Lo strumento giunse anche in Africa, probabilmente attraverso il Madagascar, e si diffuse per tutto il continente con grande rapidità diventando uno strumento assai popolare. Gli schiavi africani portati nelle Americhe lo introdussero in America Latina, dove gli venne dato il nome di marimba. Lo xilofono fu diffuso anche in Europa a partire dal 1500 e divenne ben presto uno strumento popolare, particolarmente in Europa centrale. La prima parte orchestrale scritta per lo xilofono è compresa nella Danse macabre (1874) del compositore francese Camille Saint-Saëns. Igor Stravinskij inserì lo strumento nella partitura di Petruška (1911). Generalmente gli xilofoni sono costituiti da due tavolette montate su una struttura, in corrispondenza di un punto non vibrante (nodo) posto in prossimità del termine della barretta stessa. Xilofoni di questo tipo possono inoltre possedere casse o risuonatori tubolari, sospesi al di sotto di ciascuna barretta (come nel congolese kalanba); oppure può essere la struttura stessa a svolgere il ruolo di risuonatore (come nell'indonesiano gambang). Lo xilofono dell'orchestra moderna possiede due file di barrette disposte secondo la medesima logica di una tastiera di pianoforte. Solitamente a ogni barretta corrisponde un risuonatore e lo strumento viene suonato con due martelletti di legno duro, in modo da ottenere un suono penetrante e diretto, oppure con quattro e fino ad otto martelletti più morbidi, per poter ottenere suoni più dolci e sommessi. L'estensione dello strumento copre generalmente quattro ottave, a partire dal do centrale. La marimba è intonata un'ottava più in basso rispetto allo xilofono e possiede risuonatori tubolari. Gli strumenti simili allo xilofono, ma dotati di barrette di metallo, appartengono alla famiglia dei metallofoni. Fra questi vi sono il glockenspiel, il vibrafono (molto usato nel jazz) e alcuni strumenti utilizzati nel gamelan, l'orchestra di strumenti a percussione tipica dell'Indonesia.


PIATTI

Strumento a percussione costituito da due sottili dischi, di solito in bronzo, di forma concava. Possono essere suonati in coppia, percossi uno contro l'altro, oppure singolarmente colpiti da bacchette di vario spessore, e producono un suono di altezza indeterminata e di durata variabile. I piatti possiedono generalmente un manico di cuoio che permette di impugnarli; nell'ambito della musica leggera sono solitamente retti da un sostegno e suonati con l'ausilio di un pedale che consente di percuoterli meccanicamente, oppure utilizzando bacchette o spazzole di diversa durezza e dimensione. La presenza dei piatti, usati nelle cerimonie religiose sin dall'antichità, è documentata in Europa almeno dal periodo medievale. Nel corso del XVIII secolo la loro notorietà crebbe sulla scia della moda della musica militare turca, e in seguito entrarono a far parte stabilmente dell'orchestra. La costruzione dei piatti è divenuta tradizionale appannaggio della Turchia e della Cina. Questi strumenti si differenziarono soprattutto per le dimensioni della cupola centrale, che può essere molto pronunciata o appena accennata. Nell'antichità erano diffusi anche dei piccoli piatti digitali (cimbali) che producevano un suono assai simile a quello di una campanella.